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Home Economia

Il legame inossidabile tra gli Italiani e i fiori

by Redazione
14 Febbraio 2019
in Economia
Reading Time: 8 mins read
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Il legame inossidabile tra gli Italiani e i fiori

Rosa rossa a San Valentino, fiori rossi mescolati all’alloro per una laurea, gigli, lilium, calle o rose bianche per comunione e cresima, narcisi, giacinti, tulipani, ranuncoli e fiori di pesco a Pasqua, mimosa per la festa della donna, crisantemi per i defunti.  Sono secoli che i fiori trasmettono messaggi in codice su sentimenti, rispettando un vero e proprio galateo. Regalare fiori tagliati o piante è un classico che non passa mai di moda, come dimostra la forte crescita della domanda, sia in Italia che in tutta Europa, di fiori freschi, preferibilmente quelli coltivati localmente.

In tema di fiori e piante, pur dovendo far fronte alla concorrenza estera e ai cambiamenti climatici che influiscono negativamente sulle colture, il Belpaese ha parecchie “perle” botaniche da sfoggiare, perfette per essere regalate e ideali da coltivare su terrazzi e nei giardini. 

Un settore in crescita

Un settore che solo in Italia vale complessivamente oltre 2,5 miliardi di euro e conta 100mila addetti su 27mila aziende, diffuse su tutto il territorio nazionale ma con distretti importanti in Toscana, nel Lazio e in Liguria.

Il valore delle produzioni florovivaistiche italiane rappresenta oltre il 5% – in contrazione in seguito alla crisi economica – della produzione agricola totale e deriva per il 50% dai comparti fiori e piante in vaso mentre, il restante 50% da piante, alberi e arbusti destinati al vivaismo.

La floricoltura tricolore è una delle eccellenze del ‘Made in Italy’ sui mercati internazionali: nel 2017 è stato segnato il record di esportazioni dell’ultimo decennio, con una crescita del 28,3% e un fatturato di 832 milioni di euro, secondo Coldiretti su dati Istat.

L’Italia è il quinto paese esportatore di fiori del mondo, dopo Olanda, Colombia, Ecuador e Kenya. I fiori si vendono perlopiù in Europa, molto importante è la produzione di fronde, che può essere effettuata senza il ricorso a serre e riscaldamento. Una delle produzioni principali dell’Italia è quella di Anthurium.

Piante, alberi, arbusti e cespugli da esterni, a scopo ornamentale rappresentano complessivamente i tre quarti delle esportazioni. Se negli ultimi due anni la domanda dai mercati esteri ha segnato una ripresa, il fronte interno resta debole.

Cosa si coltiva in Italia

Tante sono le piante da fiore la cui origine è mediterranea e legata all’Italia. Tra queste ci sono la calendula, il cappero, il profumato caprifoglio, l’achillea, le viole, le primule, la centaurea, il gladiolo, l’iris (giaggiolo), il giglio e i ciclamini. Tuttavia quelli oggi commercializzati sono frutto di incroci e ibridazioni di specie italiane, europee ed extraeuropee. Alcune piante da fiore, come la genziana e la stella alpina, sono creature montane che chiedono ambiente molto fresco; altre, come il garofanino, sono reperibili in varietà generate da ibridazioni e incroci. L’oleandro pare sia originario dell’Asia ma è naturalizzato e spontaneo nelle regioni mediterranee italiane da tempi lontanissimi. Fiore all’occhiello della produzione italiana sono anche le rose, in assoluto il fiore preferito degli italiani, sia rosse che nelle sue varie sfumature.

Per non parlare poi dei vasi di piante aromatiche, di cui molte sono spontanee in Italia e riscuotano grande successo nei vivai e supermercati.  Ai primi posti camomilla, rosmarino, salvia, menta, melissa, borragine, cerfoglio e lo spinacio selvatico noto anche come “buon Enrico”.

Ci sono anche le piante arbustive, quali simbolo della grande biodiversità dell’Italia: alloro, agrifoglio, bosso, corbezzolo, ligustro, nocciolo, pino nelle varietà nane. A queste si aggiungono piante di limoni e arance, di origine asiatica, ma coltivate nel nostro territorio da così tanto tempo da poter meritare il titolo di “italiane”.

I fiori preferiti dagli italiani

Anche se la rosa – di ogni specie e colore – è di gran lunga al primo posto nelle vendite di fiori freschi (più del 45%), gli italiani sono appassionati di tulipani, gerbere, lilium e orchidee, senza dimenticare gigli, garofani e ranuncoli. In occasione del culto dei defunti, la fa da padrone il crisantemo, che nel resto del mondo è invece simbolo di gioia.

Le ricorrenze particolari, tra cui festa della mamma, della donna, San Valentino e defunti, rappresentano il 50% degli acquisti annui di fiori. Negli ultimi anni, sono fortemente cresciuti gli acquisti di composizioni destinate ad essere usate per un tempo limitato e di piante in vaso di specie che non richiedono troppe cure da parte di un consumatore più distratto e meno disponibile in termini di tempo.

In base a vari studi del settore, ad acquistare il maggior numero di fiori è il Sud – Sicilia in testa – con il 29% circa delle vendite, seguito da Nord-ovest, Nord-est e Centro. Il 41,1% degli acquisti viene effettuato dagli ultra cinquantacinquenni, tra cui 22% da parte dei pensionati.

Il legame inossidabile tra gli Italiani e i fiori

rose Parco di San Giovanni di Trieste

Concorrenza da ogni parte

Chi compra una rosa per San Valentino ha un’altissima probabilità di acquistare un fiore straniero, che arriva dalla Olanda con origine Etiopia, Kenya oppure Colombia e Ecuador. Cosa che capita anche con altri fiori, come tulipani o fresie. Per le rose e altre specie, l’Italia diventa concorrenziale solo da aprile.

La Colombia è il secondo esportatore mondiale di fiori recisi dopo l’Olanda. E dopo il Kenya l’Ecuador è il secondo esportatore di rose in Olanda. Uganda, Tanzania, Sudafrica e India sono tra i principali produttori di fiori al mondo.

Per coltivarli bisogna tenere le serre accese durante l’inverno, con costi elevati sia per il produttore che per il consumatore. Così da diversi anni la scelta obbligata è l’importazione di fiori stranieri per consentire di mantenere un prezzo di acquisto contenuto.

C’è chi tra i produttori chiede un intervento di sostegno da parte dello Stato, come avviene già in altri paesi europei in cui grazie a sussidi pubblici i costi energetici per le aziende florovivasitiche sono quasi nulli.

Se l’Italia esporta fiori tagliati per 147 milioni di euro, acquista rose dall’Olanda per circa 352 milioni di euro l’anno. A comprarli sono in gran parte grossisti ed esportatori che li rivendono ad altri grossisti o ai dettaglianti. L’incremento di prezzo è di circa il 15% per ogni passaggio.

Fiori poco profumati

Come per la perdita di gusto della frutta rispetto al passato, spesso lamentata dai consumatori, molti dei fiori che compriamo oggi non fanno più il profumo di un tempo. A cominciare dalla regina dei fiori, la rosa. Oltre al mancato profumo anche il triste afflosciarsi dopo pochi giorni, a volte senza nemmeno aprirsi. E’ il risultato del lungo viaggio che hanno alle spalle, di tre e quattro giorni, oltre a un numero non precisato nelle celle frigorifere dei fiorai: la maggior parte di quelle vendute ed acquistate in Italia proviene dai paesi caldi, in primis Etiopia e Kenya. 

Fiori contro sostenibilità ambientale

In Kenya ad esempio le rose vengono coltivate a Naivasha, zona martoriata dalle guerre civili, che è il centro più importante dell’Africa nel mercato delle rose da taglio. A Naivasha,  150 km a nord di Nairobi, c’è un lago che approvvigiona le serre in acqua, con consumi stratosferici. Qui, una ventina di anni fa, sono arrivate le multinazionali che hanno iniziato una produzione intensiva di rose per poter sfruttare le risorse umane, ecologiche ed ambientali favorevoli. Un operaio keniano viene pagato circa un terzo di centesimo di euro per ogni rosa raccolta, per un totale di nemmeno 40 euro al mese, nonostante condizioni di lavoro durissime. Un operaio italiano prende per ogni rosa non meno di 10 centesimi di euro. La proprietà delle serre keniane è generalmente inglese o olandese, solo raramente keniana, ad eccezione della Sian, di proprietà di famiglie che hanno alte posizioni governative. Una delle multinazionali più potenti del mondo è la olandese Sher Agencies, che proprio a Naivasha ha una delle sue sedi più importanti.

Nessuno calcola l’impatto ambientale del carburante necessario per portare i fiori dal Kenya all’Europa; il trasporto aereo è in assoluto la spesa più gravosa: spedire le rose costa 2 euro al chilo. In un solo volo possono essere inviati fino a 6 milioni di fiori. Le rose africane vengono accorciate proprio per un’esigenza di ‘risparmio’ e viaggiano di notte. Circa otto ore dopo sbarcano ad Aalsmeer, non lontano da Amsterdam, dove ha sede una delle quattro case d’aste più importati che controllano il 98% del mercato dei fiori da taglio. Il 70% dei fiori da taglio importati dal resto del mondo e la quasi totalità di quelli prodotti in Olanda passa di qui. Il 65% di quelli prodotti in Africa finisce proprio ad Aalsmeer. 

Dopo le rose i fiori che vendono di più sono tulipani, crisantemi, gerbere e fresie. Le aste quotidiane si svolgono in pochissime ore poiché i fiori perdono 1/5 del loro valore ogni giorno che passa. Ogni giorno ad Aalsmeer si vendono oltre 19 milioni di fiori e due milioni di piante, che si devono pagare entro due ore dall’acquisto. I prezzi variano dagli 8 centesimi di euro ai 20-25 centesimi, a seconda della qualità del fiore, del periodo dell’anno, dei colori o delle forme più di moda, ma anche in base al gusto dell’acquirente.

Passando per le aste olandesi, i fiori perdono completamente la loro identità, per cui alla fine non si sa né il nome varietale (se presente), né il luogo di produzione, né se il fiore sia dotato della certificazione fair trade.

Se in Svizzera è praticamente impossibile vendere un fiore non certificato, l’Olanda sembra insensibile al marchio ‘fair trade’. Una certificazione sempre più spesso richiesta dai consumatori occidentali, anche se finora sono poche le società in possesso di questo marchio. E l’Italia non fa eccezione, benché molti dei fiori in vendita nei negozi e nei supermercati siano certificati. Anche nell’Unione Europea le condizioni di lavoro di alcuni operai nel settore sono davvero pessime, come in Polonia, dove vengono impiegati bambini e anziani per assemblare a ritmo serrato composizioni natalizie.

Il legame inossidabile tra gli Italiani e i fiori

fiori di Primavera 

Tracciabilità di piante e fiori ‘Made in Italy’

Per valorizzare il ‘Made in Italy’ due anni fa è stata ideata l’etichetta “Piante e fiori d’Italia”, con l’intento di tutelare la produzione nazionale, riconoscerla e farla scegliere da addetti ai lavori e consumatori. Ad esempio in Veneto è stata lanciata l’etichetta “parlante” con il QR code attraverso la quale, usando un qualsiasi smartphone, è possibile avere informazioni su luogo di coltivazione, nome del produttore, le caratteristiche della pianta, i suoi utilizzi anche le soluzioni migliori per posizionarla all’esterno o all’interno dell’abitazione. 

Fiori, piante e ambiente

Cambiamenti climatici, inquinamento, specie invasive alloctone e altri fattori produttivi stanno mettendo a dura prova gli ecosistemi, quindi la crescita di alberi, piante e fiori, che risentono molto del riscaldamento globale e dei fenomeno meteorologici estremi. Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (UICN), circa il 21% delle piante vascolari europee (piante da fiore, conifere e felci) è minacciato. Metà delle 4.700 specie vascolari endemiche presenti sul Vecchio continente risultano a rischio di estinzione e 64 sono già scomparse dal pianeta. Tra queste c’è il cosmo atrosanguinoso, comunemente chiamato cosmo di cioccolato, un tipo di margherita che era originario del Messico. Più vicino, in Francia, si è estinta la viola del Cry o viola del pensiero, scientificamente chiamata Viola cryana. In Gran Bretagna in natura non si trovano più tre tipi di protea mentre in Spagna è scomparsa la lisimachia minoricensis. 

Nel contempo fiori e piante hanno acquisito una forte valenza di benessere, dimostrata da molti studi clinici, in quanto capaci di assorbire anidride carbonica e contribuire a depurare l’aria di casa da inquinanti che hanno origine da arredamenti, carta da parati, elettrodomestici e computer. Così stanno diventando sempre più un indicatore di qualità e stile di vita da parte di cittadini più sensibili all’ambiente, dentro e fuori casa. Anche la finanziaria 2019 ha riconfermato il Bonus verde che prevede una detrazione del 36% per le spese di sistemazione di balconi, terrazzi, giardini, anche condominiali.

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