La conferma di questo quadro ora arriva anche dal governo che l’ha messa nero su bianco nella nota di aggiornamento del Def (Nadef), secondo cui «dai dati dell’indagine sulle forze di lavoro non emerge ancora pienamente l’incremento del tasso di partecipazione che sarebbe dovuto scaturire dall’adesione al reddito di cittadinanza (RdC) e dal conseguente patto per il lavoro».

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In considerazione di ciò «è ragionevole ipotizzare che l’attuazione completa del RdC avvenga con un certo ritardo rispetto alla previsione iniziale», e vanno corrette le precedenti stime. Nel merito, la Nadef evidenzia come l’incremento del tasso di partecipazione che nel Def era stato attribuito principalmente al primo anno di entrata in vigore del reddito di cittadinanza è «stato ora traslato in parte anche sul 2020, attraverso un moderato incremento del tasso di crescita delle forze lavoro». Secondo i calcoli aggiornati nella nota di accompagnamento al Def, il tasso di disoccupazione aumenterà al 10,2% nel 2020 – anche se l’ultima stima Istat ad agosto è al 9,5% – per poi ridursi gradualmente al 9,5% nel 2022.

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L’impennata della disoccupazione era attesa già nel 2019, quando la stessa Commissione europea nel report sull’Italia di aprile paventava un incremento dal 10,6% del 2018 al 10,9% di quest’anno, anche per effetto del gran numero di persone che si sarebbero dovute recare nei centri per l’impiego alla ricerca di un impiego, supportati da un sussidio monetario che può arrivare per un single a 780 euro. Passando così dalla condizione di inattivi a quella di disoccupati.

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