La Commissione Ue lima al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia

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La frenata dell’economia è accertata e pare arduo al momento ipotizzare che il target di crescita previsto dal Governo per quest’anno (lo 0,6%) possa essere confermato. Si andrà con ogni probabilità verso una revisione al ribasso con le nuove stime che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri affiderà al Documento di economia e finanza atteso entro il 10 aprile. In linea con quanto prevede la Commissione europea che riduce allo 0,3% la stima di crescita per quest’anno, confermando che l’Italia è il paese a più bassa crescita dell’eurozona, con un divario pari allo 0,9% nel 2020 e dello 0,6% nel 2021.

Rischio nuova recessione
L’effetto combinato del rallentamento del ciclo economico internazionale già evidente a partire dalla seconda metà del 2019, a causa della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina ma anche degli effetti attesi dalla Brexit e dalla frenata dell’economia tedesca, si unisce ora alle conseguenze ancora da definire dell’epidemia polmonare esplosa in Cina. La gelata della produzione industriale, che nel 2019 ha registrato una contrazione dell’1,3% rispetto al 2018 (è la prima diminuzione dal 2014) con il mese di dicembre che evidenzia un calo del 2,7% rispetto a novembre, potrebbe preludere secondo alcuni analisti a una nuova recessione, anche se il ministro Gualtieri vede un’inversione di tendenza nei dati di gennaio, con un effetto rimbalzo della crescita.

Consumi e piani di investimento dilazionati
Il problema è che il permanere di una situazione di incertezza a livello globale e nazionale, ora accentuatasi a causa del diffondersi del coronavirus, continua a deprimere le aspettative di famiglie e imprese. Si dilazionano così consumi e piani di investimento, quando al contrario per rilanciare la domanda interna occorrerebbe una dose massiccia di investimenti pubblici e privati, accanto a un’incisiva riduzione della pressione fiscale. Il nodo delle risorse è decisivo, e pesa sulle ipotesi di intervento che il Governo sta valutando in vista del disegno di legge delega con cui intende avviare la riforma complessiva del prelievo (in primis l’Irpef) a partire dal prossimo anno.

Dai 10 ai 15 miliardi per riforma fisco
Secondo le simulazioni in corso di verifica, occorrere individuare dai 10 ai 15 miliardi di risorse, distribuite su un arco temporale pluriennale, per varare una riforma del fisco degna di questo nome. Come recuperare tale mole di risorse, in un contesto che vedrà la prossima manovra di finanza pubblica già pesantemente ipotecata da 20 miliardi di nuove clausole di salvaguardia da neutralizzare, è al momento una sorta di rebus difficile da risolvere. Si può far conto sul calo dello spread, ma i conteggi sul possibile risparmio relativamente alla spesa per interessi non possono non tener conto anche della nuove fibrillazioni politiche in atto nella maggioranza, su temi non secondari come la giustizia o le concessioni autostradali.

Scarsa produttività e debito pubblico in lenta discesa
Dunque, il quadro è complesso, e le nuove stime della Commissione europea costituiscono un’ulteriore conferma: il timore è che ci si avvii verso una nuova, drastica frenata dell’economia europea nel suo complesso, e che l’Italia paghi un prezzo in termini di decimali di minore crescita più elevato rispetto agli altri paesi. Continuiamo a soffrire di un problema di scarsa produttività e il debito pubblico, complice la frenata dell’economia, non scende al ritmo auspicato. Va senz’altro bene mettere a punto, nel nuovo pacchetto sulla crescita, misure per sbloccare i cantieri anche attraverso il nuovo regolamento sugli appalti e pare prioritario agganciare il treno degli investimenti europei all’interno del Green new deal annunciato dalla Commissione europea.

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