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Istat, nei primi 3 mesi deficit al 10,8% e pressione fiscale su dello 0,5%

Politica Economica

L’istituto di statistica: crolla la spesa delle famiglie, balzo dei risparmi. A giugno aumenta la fiducia di imprese e consumatori

Istat: 4,6 milioni in povertà assoluta, in calo nel 2019

L’istituto di statistica: crolla la spesa delle famiglie, balzo dei risparmi. A giugno aumenta la fiducia di imprese e consumatori

26 giugno

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2020

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3′ di lettura

Balza nel primo trimestre di quest’anno al 10,8% (il peggiore dal primo trimestre del 2010) il rapporto tra deficit e Pil, mentre nello stesso periodo la pressione fiscale è stata pari al 37,1%, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi del 2019. A rilevarlo è l’Istat che sottolinea come nelle proprie serie una pressione fiscale così alta nel trimetre che apre l’anno non si era mai registrata prima.

L’Istat riporta anche la «brusca contrazione» della spesa per consumi finali delle famiglie che si è ridotta del 6,4%. Un fenomeno legato alle misure di contenimento dovute all’emergenza Covid. Come conseguenza si registra un aumento considerevole del tasso di risparmio. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è, infatti, stimata al 12,5%, in rialzo di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019.

Sul fronte dei conti delle famiglie si tratta di un trimestre di discontinuità e di record. Pesa il mese di marzo, colpito dall’emergenza Covid e dal conseguente lockdown. Una discesa dei consumi del -6,4% in termini congiunturali non si era mai registrata nelle serie dell’Istat. In parallelo, però, aumenta la propensione al risparmio delle famiglie, in sostanza il rapporto percentuale tra il risparmio e il reddito. Il tasso del 12,5% è il valore più alto dal 2005. Il calo rilevato per reddito e potere d’acquisto invece ci riporta indietro al 2012.

Potere d’acquisto giù

Nel primo trimestre del 2020, inoltre, il reddito lordo disponibile delle famiglie è sceso dell’1,6% rispetto al trimestre precedente. L’Istat spiega che il reddito in termini reali – ovvero il potere d’acquisto – è calato dell’1,7%. «Le misure di sostegno ai redditi introdotte per contenere gli effetti negativi dovuti all’emergenza sanitaria hanno limitato in misura significativa la caduta del reddito disponibile e del potere di acquisto delle famiglie».

In base ai conti delle pubbliche amministrazioni, nei primi tre mesi di quest’anno, le uscite complessive crescono del 3,8% su base annua e la loro incidenza sul Pil, pari al 51,7%, sale, sempre in termini tendenziali, di 4,4 punti percentuali. Lo rileva l’Istat, spiegando che il rialzo delle uscite è legato all’aumento delle spese straordinarie sostenute per affrontare l’emergenza Covid. Le entrate totali sono invece diminuite del 3,6%, anche se la loro incidenza sul Pil è risultata al 40,8%, in crescita di 0,5 punti percentuali.

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