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Italia prima nell’Unione europea per crescita della qualità dell’export

Per la Confartigianato, trainano i settori pelle, abbigliamento, tessile e legno. Bene le calzature, con le importazioni generate soprattutto dalla provincia di Firenze.

L’analisi di alcune evidenze contenute del “Rapporto sulla conoscenza” recentemente pubblicato dall’Istat conferma il forte orientamento alla qualità del made in Italy. L’indicatore del valore medio unitario delle esportazioni riflette la qualità, reale o percepita, dei prodotti venduti all’estero e la dinamica del valore medio unitario dei beni esportati fornisce elementi di valutazione sul posizionamento di un’economia nelle filiere globali e la competitività dovuta a fattori non di prezzo.

Tra 2000 e 2016 l’Italia è il Paese dell’Unione europea in cui il valore medio unitario delle esportazioni è cresciuto maggiormente rispetto alla media mondiale (più 13,9%), un deciso maggiore dinamismo rispetto a Regno Unito (più 3,2%), Francia (più 1,4%), Germania (più 0,4%), all’opposto registra un arretramento rispetto alla media mondiale sia la media dell’Ue 28 (meno 1,0%) che la Spagna (meno 2,7%).

La maggiore crescita relativa del valore medio unitario è imputabile a sette su dodici settori d’attività dell’export manifatturiero. In particolare si osservano valori unitari relativi più alti della media Ue in importanti settori di micro e piccola impresa (Mpi), dove l’occupazione nelle ditte fino a cinquanta addetti supera il 60%: la qualità intrinseca delle esportazioni è più alta della media mondiale nei prodotti in pelle (valore medio unitario 3,2 volte la media mondiale rispetto al 2,21 registrato in Ue 28, l’abbigliamento (2,80 contro 1,78 Ue), il tessile (1,90 contro 1,48 Ue), i prodotti in legno (1,60 contro 1,48 Ue). Un’altra evidenza statistica sottolinea il protagonismo nell’incremento della qualità: in questi quattro settori, la quota di export diretto delle piccole imprese arriva al 30,7%, doppia rispetto alla media del manifatturiero (15,5%).

Un caso emblematico dell’incremento della qualità del made in Italy è rappresentato dalle Calzature, settore delle pelli, dove l’Italia detiene l’8,1% del mercato mondiale. Dal 2000 al 2017 il numero di scarpe esportato è diminuito del 40,6% passando da 355 mila a 211 mila tonnellate, mentre il valore delle vendite all’estero è salito del 32,6% collocandosi a 9,5 miliardi; di conseguenza il valore medio delle quantità esportate è più che raddoppiato (più 123,3%), a fronte di una dinamica dei prezzi alla produzione che si ferma al 27,2% nel periodo in esame. I due terzi (25,4%) dell’export di Calzature è generato da dieci province: Firenze con 1.233 milioni di euro, il 13,0% del totale made in Italy delle calzature del 2017, Treviso con 1.069 milioni di euro (11,2%), Milano con 979 milioni (10,3%), Fermo con 784 milioni (8,3%), Venezia con 479 milioni (5,0%), Verona con 371 milioni (3,9%), Macerata con 343 milioni (3,6%), Vicenza 325 milioni (3,4%), Padova (323 milioni (3,4%), Forlì-Cesena con 306 milioni (3,2%).

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