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La “dieta bolognese” candidata a patrimonio Unesco

La Città metropolitana avvia un progetto per chiedere il riconoscimento, già attribuito alla dieta mediterranea e alla pizza napoletana

Tagliatelle, ragù, tortellini, ma non solo. Ci sono tantissimi prodotti e specialità da tutelare, dietro l’intenzione di candidare la cultura gastronomica di Bologna a patrimonio Unesco, al pari di altre due grandi tradizioni italiane, la dieta mediterranea e la pizza napoletana. In particolare, ammonta ad almeno 70 ricette, oltre 13 salumi, 25 dolci, 12 conserve,  9 formaggi e 11 liquori, più di 12 vini e birre artigianali, il patrimonio enogastronomico locale che sarà incluso nel documento di richiesta di inserimento nella “tentative list” di Unesco. L’idea è della Città metropolitana di Bologna, che si propone come capofila di un progetto che potrebbe coinvolgere tutta la città e il territorio: Camera di Commercio, Università, Organizzazioni economiche, professioni e scuole. Secondo l’Ente, infatti, la richiesta all’Unesco è necessaria e «fattibile, come strumento per la salvaguardia e la valorizzazione nel mondo di questo patrimonio così ricco e unico. Il progetto si collega all’evoluzione di Bologna come “Città del Cibo”, alla scia del parco agroalimentare Fico e dell’omonima Fondazione per l’educazione alimentare e la sua sostenibilità e, più in generale, dell’importanza del settore agroalimentare». 

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