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Dopo almeno 14 anni di lungaggini, inchieste, ricorsi, comitati No Metro ed errori, su richiesta della regione la Commissione europea definanzierà l’opera i cui costi sono lievitati di quasi il 40%. Restano i cantieri che tagliano in due la città. Una soluzione potrebbe essere quella del “bus rapid transit”

di Donata Marrazzo

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Dopo almeno 14 anni di lungaggini, inchieste, ricorsi, comitati No Metro ed errori, su richiesta della regione la Commissione europea definanzierà l’opera i cui costi sono lievitati di quasi il 40%. Restano i cantieri che tagliano in due la città. Una soluzione potrebbe essere quella del “bus rapid transit”

21 maggio 2020


4′ di lettura

Se ne parla da più di 30 anni e i primi progetti risalgono almeno a 14 anni fa, ma la metrotranvia di Cosenza, che avrebbe dovuto collegare la città al campus universitario di Rende, oggi non è altro che un cantiere aperto e bloccato, su un lato della città, che complica solo la mobilità urbana. Ogni tentativo di realizzarla è andato a vuoto: a partire dal 2006, i consueti ritardi e i non imprevedibili intoppi che in Italia accompagnano il cammino delle opere pubbliche hanno spostato le coperture per gli interventi, 160 milioni di euro, in gran parte finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale, da un programma operativo all’altro.

Ma ora la Commissione europea, di fronte a diverse criticità evidenziate dalla Regione Calabria, è in procinto di definanziare l’opera. Al momento l’esclusione dal Por non è stata ancora definita né formalizzata ma è inevitabile per non dover subire il disimpegno automatico dei finanziamenti europei.

Avviate le procedure di ritiro
Presentata negli anni come una conquista per il futuro di una città sostenibile e rifinanziata nel quadro del Por 2014-2020, la metro di Cosenza, di cui la Regione non ha mai approvato l’elaborato esecutivo, ha il destino dell’incompiuta: l’Autorità di gestione del Por Calabria ha chiesto di avviare le procedure di ritiro dopo aver verificato di recente ulteriori difficoltà per la realizzazione del progetto, compresa la forte lievitazione dei costi per 60 milioni di euro che rende una chimera l’obiettivo della sostenibilità economico-finanziaria.
I fondi dovrebbero essere riprogrammati, in parte per finanziare le misure regionali per l’emergenza Covid, dalla spesa sanitaria al rilancio dell’economia e dell’occupazione, e in parte per interventi sulla città.

L’alternativa del “bus rapid transit”

Sull’esempio di altre città in Italia e nel mondo, potrebbe essere posta sul tavolo la trasformazione del progetto di metropolitana leggera in una linea di bus su corsia riservata, bus rapid transit, a frequenza e non a orario e con priorità rispetto al traffico automobilistico. Diversi studi ed esperienze possono essere prese a modello: Firenze, Perugia, Taranto, o il “Metromare” tra Rimini e Riccione inaugurato giusto sei mesi fa. Questa soluzione avrebbe diversi vantaggi: permetterebbe di realizzare l’opera in tempi rapidi e si spendere subito una parte delle risorse del Por; eviterebbe di lasciare la città sventrata e con i cantieri a metà; consentirebbe di valutare l’eventuale fattibilità della tranvia sulla base del reale fattore di carico e il consenso sociale una volta verificata l’utilità della linea di bus; eviterebbe rischi finanziari troppo elevati, soprattutto in tempi di risorse economiche scarse. Molte città europee, a cominciare da Strasburgo, hanno utilizzato questa soluzione provvisoria prima di realizzare le linee di tram, proprio per i vantaggi che comporta in termini di progettazione, di valutazione dei benefici reali e del gradimento da parte dei cittadini, senza avventurarsi subito in progetti troppo rischiosi. Non averlo fatto a suo tempo a Cosenza, oggi si dimostra un errore.

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