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L’agricoltura italiana parla veneto

Secondo i dati della Coldiretti, dei 30 mila nuovi coltivatori italiani, più di mille sono veneti. Tra nuove sfide tra costi e vincoli vince la voglia di lavorare la terra

La carica dei 30 mila nuovi agricoltori registra più di mille neo imprenditori veneti. Sono i dati di Coldiretti a confermarlo che evidenzia il grande entusiasmo degli under 40 verso il primario ritenuto ancora un settore dalle grandi potenzialità. Tra innovazione e tradizione la sfida in campagna si vince con il coraggio della scelta di fare il contadino ormai considerato un mestiere di tendenza e affrontato con la grande responsabilità di fornire beni alimentari sani alla collettività, tutelare l’ambiente e conservare il paesaggio. Non sempre chi intraprende questa scelta ha alle spalle una famiglia diretto coltivatrice, spesso chi si appresta a redigere un progetto optando anche per le misure del Programma di Sviluppo Rurale proviene da altri comparti e lo snodo principale è proprio trovare il terreno dove realizzare il sogno di una vita. Coldiretti segnala, a tal proposito, l’elevato costo della terra arabile in Italia che secondo i dati Eurostat è la più cara a livello europeo. Vicino al record del valore dei campi della Liguria c’è il Veneto con una media di 68 mila euro ad ettaro. «Se la cifra rischia di scoraggiare i giovani – spiega il delegato regionale Giovani Impresa Alex Vantini – è pur vero che testimonia predisposizione alle colture a denominazione controllata o garantita ma soprattutto una scarsa disponibilità. Attendiamo da anni l’assegnazione dei fondi secondo quanto stabilito dalla “Banca della terra”, una legge regionale del 2014 dotata di delibere attuative ma ferma al palo». Secondo i dati del censimento 2010, in Veneto circa il 2% degli 811 mila ettari di superficie coltivabile non è messo a frutto: sono proprietà di enti pubblici (135), di regole o vicinanze, o di privati che non hanno una specifica vocazione agricola. Coldiretti ha calcolato che su territorio regionale sono almeno 15 mila gli ettari disponibili, con la possibilità di dare lavoro a circa 3 mila persone. La norma prevede di assegnare ad Avepa (Agenzia Veneta Pagamenti), tramite sondaggio effettuato dai Comuni, la gestione dell’inventario delle aree a destinazione agricola che sono lasciati incolti o abbandonati. Nella lista vanno inseriti anche i terreni confiscati alla criminalità organizzata. «Le regole, dunque sono già scritte  le amministrazioni comunali “avvisano” i proprietari che l’area sarà interessata da un bando aperto alle imprese agricole: se non ci sono opposizioni legalmente sostenibili, e una volta data risposta formale a eventuali osservazioni presentate, si procede». L’assegnazione avviene attraverso gare trasparenti disposte dalla giunta regionale. Quindi Avepa (Agenzia Veneta Pagamenti) seguirà la gestione delle domande. Per ciascun lotto deve essere stabilito un canone annuo, che va pagato in un’unica soluzione (riferito al valore agricolo medio) ed è stabilito dalla Commissione provinciale espropri. Per partecipare si dovrà presentare un “piano colturale”. Il punteggio favorisce i giovani agricoltori, i progetti di ampliamento aziendale, le cooperative agricole sociali e le aziende locali. La conduzione dura per 15 anni e l’attività di produzione va iniziata entro 12 mesi.

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