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L’economia del mare non conosce crisi: vale il 2% del Pil del Paese

rapporto censis

Secondo i dati Eurostat nel 2018 ha viaggiato via mare il 79,3% delle merci italiane esportate nel mondo (in volume) e questa percentuale sale fino al 95,9% se si considerano esclusivamente i Paesi extra-UE

di Andrea Gagliardi

12 dicembre 2019


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La recente guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina e la contrazione della crescita dei principali Paesi (si pensi al ruolo della Cina nel Mondo e della Germania in Europa) stanno condizionando il commercio mondiale. Per il 2019 si stima che la sua crescita sarà dell’1,2%, il valore più basso degli ultimi 10 anni. Nonostante ciò, il trasporto basato sul vettore navale
continua a mostrare andamento positivo. Nel 2018 la crescita in tonnellate trasportate è stata del 3,1%, sia pure in ridimensionamento rispetto al +4,2% dell’intervallo 2016-2017. Il trasporto su container, per alcuni il vero e proprio “motore e simbolo” della globalizzazione, continua a crescere e rappresenta ormai il 17% delle merci in peso e il 60% in valore.

Trasporto marittimo una delle leve della crescita
In questo contesto, occorre considerare che il sistema produttivo italiano trova nel trasporto marittimo una delle leve della crescita e del sostegno alla competitività. Secondo i dati Eurostat nel 2018 ha viaggiato via mare il 79,3% delle merci italiane esportate nel mondo (in volume) e che questa percentuale sale fino al 95,9% se si considerano esclusivamente i Paesi extra-UE.

Valore della produzione è in crescita del 5,3%
Le attività industriali, manifatturiere o terziarie, ed istituzionali che ruotano intorno al mare sono tornate a crescere sia considerando i valori di Pil generato, che le unità di lavoro attivate direttamente e nell’indotto. Si rileva, in particolare, che il valore della produzione è in crescita del 5,3% nel 2017 rispetto al 2015, così come sono in aumento gli investimenti (+9,4%) e soprattutto le esportazioni (+38,2%) che passano da poco meno di 7 miliardi nel 2015 a oltre 9 nel 2017, grazie soprattutto alle performance dei settori navalmeccanici e della nautica da diporto. Rimane invece sostanzialmente stabile negli ultimi anni – a conferma di due macro-aggregati che tendono a muoversi in parallelo – il contributo del cluster marittimo al Pil del Paese, pari al 2% del totale dei settori economici italiani (pubblici e privati). Ma è aumentato sul valore assoluto (passando da 32,5 a 34,3 miliardi).

Il ruolo delle attività produttive, manifatturiere o terziarie
Il prodotto interno lordo del complesso delle attività afferenti al cluster marittimo vale nel 2017 34,3 miliardi di euro ed è connesso in larga parte alle attività produttive, manifatturiere o terziarie. Non considerando anche gli effetti generati dalla spesa dei turisti (diportisti e croceristi), il cluster marittimo ha comunque registrato nel 2017 un contributo al Pil pari a circa 31,7 miliardi di euro.

Italia leader nel Mediterraneo per il crocierismo
I numeri presentati nel VI Rapporto sull’Economia del Mare si sposano con un contesto che mantiene nel tempo la sua stabilità e che vede diverse punte di eccellenza per il nostro Paese: l’Italia rimane il Paese leader nel Mediterraneo per il crocierismo con circa 13 milioni di passeggeri imbarcati o sbarcati (secondo le stime per il 2019) equivalenti al 40% circa del movimento e con 9 porti italiani tra i primi 20 del Mediterraneo. Inoltre la cantieristica navale italiana – grazie alle performance di Fincantieri – continua a crescere nei segmenti specialistici, il cruise tra tutti, segmento nel quale si conferma come leader mondiale. Nella vendita di imbarcazioni da diporto il fatturato derivante dalla vendita all’estero ha raggiunto l’82,2% del totale; nel mondo l’Italia è il 2° paese per esportazioni ed è il leader nel comparto dei superyacht.

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