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“L’Europa ha bisogno dell’amicizia e della forza creativa del genio italiano”

“Abbiamo davanti a noi un enorme cantiere da arare: quello del futuro, non dei rimpianti”, dice Luca Jahier, il torinese a capo del Cese. “Bisogna cambiare insieme e costruire il nuovo: è l’ora del nuovo rinascimento europeo”, auspica

Milano – Sviluppo sostenibile e puntare su un rinascimento dell’Unione europea: questa la ricetta per superare l’euroscetticismo. Mario Draghi, Antonio Tajani, Federica Mogherini: sono i tre italiani più  alti in grado delle istituzioni Ue. Ma non sono i soli. Luca Jahier, torinese, 56 anni, è da appena un mese e mezzo il presidente del Comitato economico e sociale europeo, l’istituzione comunitaria di cui si parla meno, ma che rappresenta a Bruxelles tutte le componenti della società civile organizzata – imprenditori, sindacati, associazioni di categoria, Ong, rappresentanti dei consumatori, organizzazioni per la difesa dell’ambiente, agricoltori – con delegazioni nazionali dimensionate in base alla grandezza e alla popolazione dei singoli Paesi membri. E’ un organismo consultivo che ha il compito di fornire una consulenza qualificata alle maggiori istituzioni dell’Ue: Commissione, Consiglio e Parlamento. Il Cese, istituito con il trattato di Roma del 1957, elabora pareri tecnici sulle proposte di leggi europee e, inoltre, può prendere l’iniziativa di lanciare degli studi su altre problematiche che a suo giudizio meritano una riflessione.

Jahier, tra i fondatori del Forum italiano del terzo settore e già esponente delle Acli, al Cese dal 2002 e a Milano per partecipare a una giornata di dibattiti dedicati allo sviluppo sostenibile, spiega così come vede la situazione italiana e perché pensa sia necessario puntare sulla rinascita dell’Ue per superare l’euroscetticismo.

 In Italia in questi giorni si vive una grande incertezza politica. Come uscire dall’incertezza e far sì che ci si concentri sul futuro del Paese? 

   Bisogna invitare alla calma. E a guardare oltre. Basta con il tifo da stadio. Si torni a ragionare con grande franchezza sulla piazza pubblica e nelle sedi deputate, Parlamento in primis. La posta in gioco e’ troppo importante. Nessuna posizione e’ illegittima, ma deve essere presentata con grande franchezza ai cittadini. Non come nel caso della Brexit in cui si e’ venduto un prodotto inesistente, impossibile e dannoso. Si ricordi quando Nigel Farage dopo il referendum ha fatto marcia indietro sulla promessa dei 350 milioni di sterline che sarebbero andati al sistema sanitario nazionale. Bisogna osare l’oltre, non il ben altrismo. Questo è il vero genio italico, il secondo è solo la caricatura nella quale possiamo rinchiuderci da soli. In questo momento, non è possibile nel contesto internazionale con le nuove sfide geopolitiche con cui dobbiamo fare i conti, dall’America di Trump alla Russia di Putin, per non parlare delle pressioni che ci vengono dal Sud del Mediterraneo. A casa, non possiamo costruire nemici. Perché ci servono amici. Ne abbiamo molti, e l’Europa ha bisogno dell’amicizia e della forza creativa e propositiva del genio italiano. Senza arroganza o prosopopee. Abbiamo davanti a noi un enorme cantiere da arare. Quello del futuro, non dei rimpianti di tempi che non torneranno piu’ o di rancori verso improbabili capri espiatori. Sono basito per la violenza e l’odio che pervade ovunque. Bisogna cambiare insieme ciò che è da cambiare e costruire il nuovo, usando bene le grandi risorse e strumenti che abbiamo

Infatti, ha parlato di REUnaissance e ne ha fatto lo slogan della sua presidenza. Perché ha deciso di inserire lo sviluppo sostenibile tra le quattro priorità della sua presidenza? 

Nel mio discorso inaugurale ho effettivamente lanciato REUnaissance, che è più di uno slogan, è un programma. Nel programma ho inserito la priorità dello sviluppo sostenibile (le altre tre sono la cultura, la pace ed i giovani), perché tale priorità, declinata nei suoi 17 obiettivi specifici, è in realtà un progetto di società che include la dimensione sociale, economica ed ambientale, in un’ottica di responsabilità condivisa. In un’epoca di sfiducia nei confronti dell’Unione Europea, delle sue istituzioni e delle autorità pubbliche nel loro complesso, dare un chiaro ed inequivocabile segnale per un percorso comune finalizzato a centrare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, a rinvigorire la società civile, a mobilitare i cittadini europei ed i giovani in particolare, è un progetto di speranza e resilienza che può ricreare unità e solidarietà all’interno dell’Ue

Quali saranno le opportunità, a livello politico, per rilanciare nei prossimi mesi lo sviluppo sostenibile e in particolare l’Agenda 2030 con i suoi 17 obiettivi?

Le elezioni europee dell’anno prossimo saranno certamente una finestra di opportunità nella quale far valere il valore aggiunto dell’agenda dello sviluppo sostenibile, che e’ un’agenda che ha il pregio di convenire a tutti: imprenditori, sindacati, e società civile nel suo complesso

Secondo lei lo sviluppo sostenibile e l’Agenda 2030 dovrebbero essere tema di campagna nell’ambito delle prossime elezioni europee del 2019? 
   Certamente sì abbraccerà con convinzione e fermezza l’Agenda dello sviluppo sostenibile ed i suoi 17 obiettivi, allora davvero potrà ulteriormente rafforzarsi nei cittadini europei la convinzione che l’Europa è un motore di crescita ed un progetto di solidarietà.

Qual è la sua analisi delle scelte antieuropee degli elettori italiani? L’ultimo sondaggio Eurobarometro disegna un quadro di diffidenza molto marcato nel nostro Paese.

Per la verità a me risulta che negli ultimi sondaggi, la fiducia dei cittadini italiani nei confronti dell’Europa sia in crescita e non in calo. Siamo passati dal 30% del 2016 al 34%. Mi sembra che per i cittadini italiani sia chiaro che l’Europa tenda a proteggerli (8 milioni di posti di lavoro creati in Europa dal 2014 ; erogazione dei Fondi strutturali) e non a penalizzarli. Per quanto mi riguarda, io guardo con ottimismo e fiducia al progetto europeo. L’Europa è stata, a partire dal Dopoguerra, simbolo e garanzia di pace, prosperità e solidarietà. Adesso siamo pronti a rilevare le sfide dei prossimi 60 anni (la gestione dei migranti; politica agricola comune, ricerca e sviluppo sostenibile, gestione Brexit). Io ho posto la mia presidenza sotto il segno di REUnaissance, auspicando, in vista delle prossime elezioni europee del 2019, un vero e proprio rinascimento europeo, perché sono convinto che per ragioni economiche, sociali e politiche l’Europa faccia parte della soluzione, e non dei problemi, dei cittadini europei e che sia un progetto per il quale valga la pena di investirsi tutti i giorni. Del resto il budget europeo è solo il 2% della spesa pubblica di tutti gli Stati membri dell’Unione europea con un impatto e un tasso di efficacia senza paragoni al mondo.

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