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Liquidità, per l’Ocse Italia prima per aiuti in rapporto al Pil

PRESTITI, GARANZIE E TASSE SOSPESE

Italia, Germania, Giappone. Questo, secondo le elaborazioni dell’Ocse, il podio

di C.Fo.

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Italia, Germania, Giappone. Questo, secondo le elaborazioni dell’Ocse, il podio

12 giugno 2020


2′ di lettura

Italia, Germania, Giappone. Questo, secondo le elaborazioni dell’Ocse, il podio dei paesi che hanno concesso aiuti finanziari e fiscali

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alle imprese in difficoltà a causa dell’emergenza economica innescata dal coronavirus. La stima, contenuta nel documento diffuso mercoledì 10 dal capo economista dell’Ocse Laurence Boone, “World economy on a tightrope”, si riferisce al supporto finanziario indiretto calcolato in base al Pil.

La stima e il peso delle garanzie
Nel calcolo vengono considerati principalmente prestiti e garanzie oltre a sospensioni e differimenti di tasse e contributi. Emergono valori estremamente alti, per ogni paese, includendo la stima dei finanziamenti bancari attivabili grazie alle garanzie statali (in questo senso non va confuso il dato con lo stanziamento diretto di risorse pubbliche).

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L’Italia si posiziona attorno al 35% del Pil, la Germania al 30%. Il Giappone all’incirca al 28%. Seguono Spagna, Gran Bretagna, Francia, Corea del Sud, Olanda, Stati Uniti, Svizzera, Austria. L’Italia del resto, considerati i suoi spazi fiscali inferiori rispetto ad altri paesi, ad esempio la Germania, si è inevitabilmente concentrata in misura maggiore su aiuti di tipo indiretto come moratoria dei debiti e garanzie statali.

Le previsioni sul Pil
Lo stesso studio dell’Ocse si sofferma sulle prospettive di variazione del Pil 2020 nelle economie G20. Per l’Italia viene stimato nella situazione migliore una contrazione dell’11,3% ma nel cosiddetto “double-hit scenario”, quindi con una nuova ondata dell’epidemia, l’Italia è tra i paesi più colpiti insieme a Francia e Germania con un calo del 14%, inferiore solo a quello stimato per la Spagna (-14,4%). Nel 2021 l’Italia rimbalzerebbe del 5,3%. Il dato per la media dell’area euro è rispettivamente pari a -11,5% e 3,5% e, a livello mondiale, a -7,6% e 2,8%.

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L’export di dispositivi di sicurezza
L’Ocse si sofferma anche su altri aspetti legati all’andamento della crisi. Ad esempio mette in fila i dieci maggiori esportatori di dispositivi di protezione personale, in termini di quota percentuale sull’export mondiale di questo settore. La Cina come prevedibile è al primo posto, seguita da Germania, Stati Uniti, Giappone, Francia, Italia, Olanda, Belgio, Regno Unito, Polonia.

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