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L’Ue rivuole i soldi per la Tav. E lo ha già detto tre volte

L'Ue rivuole i soldi per la Tav. E lo ha già detto tre volte

Dimenticate la Tav Torino-Lione: la priorità per il governo è la linea ad Alta velocità tra Roma e Pescara. Almeno a sentire il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, secondo cui si tratta di “una priorità nazionale” e rientrerà nelle opere a cui sono destinate risorse “non solo per velocizzarla, ma per renderla una linea ad alta velocità”.

Resta da capire se fosse una promessa elettorale – il ministro parlava durante la conferenza stampa della candidata pentastellatta alla presidenza della Regione Abruzzo, Sara Marcozzi – oppure se davvero per Toninelli  è un’opera da preferire a quel “buco nella montagna per mandare a Lione nessuno, perché nessuno ci vuole andare, né come persone né come merci”.

Leggi il dossier: Tav – La verità dei fatti

Non si allentano, quindi, le tensioni nel governo sulla Tav. E dopo l’avvertimento dell’Europa, secondo cui i fondi sono a rischio se continuano i ritardi, il confronto si fa più aspro. “Non possiamo escludere che, in caso di ritardi prolungati” dei lavori della Tav Torino-Lione, “dovremo chiedere all’Italia di restituire i contributi già versati” dall’Ue per cofinanziare l’opera, afferma un portavoce della Commissione Europea.

La minaccia di Bruxelles non è una novità

L’avvertimento di Bruxelles non è una novità di queste ore: la posizione assunta dalla Commissione oggi era stata chiarita dalla Ue nei mesi scorsi in almeno altre due occasioni. 

L’ultimo passo in ordine di tempo risale a dicembre scorso, quando Toninelli, annunciò di avere raggiunto un accordo per rinviare oltre la scadenza di dicembre 2018 la pubblicazione dei tre bandi per l’avvio dello scavo principale sul lato francese. All’annuncio del ‘congelamento’ dei bandi la Commissione, per bocca del suo portavoce responsabile del dossier Trasporti, rispose che come “qualsiasi altro progetto della Connecting Europe Facility (Cef), i ritardi nella sua attuazione potrebbero portare a una riduzione dei fondi Ue assegnati”.

Fondi che, ricordava Bruxelles, “per la prima fase dei lavori della Tav ammontano a 814 milioni di euro”. “La Commissione Ue non può escludere di chiedere all’Italia di ripagare i contributi già avuti se i fondi non possono essere ragionevolmente spesi in linea con le scadenze dell’accordo di finanziamento – sottolineava la Commissione Ue – speriamo questo non succeda perché pensiamo che la Torino-Lione sia un progetto importante” ed è “importante che tutte le parti mantengano i loro sforzi per completare” la Tav “in tempo, in linea con l’accordo di finanziamento”.

Ma l’appello di dicembre non era stato il primo: già alla fine di luglio, il 27 per la precisione, quando il governo Conte si era insediato da poco meno di due mesi, Bruxelles si era di nuovo fatta sentire sulla questione. In Italia la polemica politica sulla Tav tra M5S e Lega era già esplosa, e i pentastellati avevano fatto capire di voler frenare sull’opera.

Anche in quella occasione fonti della Commissione europea, pur non confermando le indiscrezioni secondo cui l’Italia avrebbe dovuto pagare una penale tra il 2 e il 10% nel caso si fosse tirata indietro, ribadiva che ‘la Commissione non esclude la richiesta all’Italia di rimborsare il contributo già erogato’ e faceva capire che in caso di stop si sarebbero persi i fondi futuri. Bruxelles non forniva a quell’epoca una cifra. La vera ‘deadline’ adesso è quella di giugno, quando sarà rivista l’attribuzione dei fondi della Connecting Europe Facility.

E da qui il senso dell’avvertimento della Commissione: per quella data i fondi non spesi per alcuni progetti – perché in ritardo – come potrebbe essere il caso della Tav, verrebbero dirottati su altri progetti.

Quanti sono i soldi in ballo?

Per la Tav sono stati approvati cofinanziamenti per 813,8 milioni di euro: se i ritardi dell’opera, che già ci sono a causa del blocco dei cantieri, si protrarranno, c’è il rischio che i fondi che non si riesce a impiegare in Italia vengano riallocati ad altri progetti della rete Ten-T, fuori dal nostro Paese. L’Italia rischia di dover rimborsare circa 500 milioni di euro, ma il conto potrebbe salire ulteriormente e avvicinarsi a 1,2 miliardi, se si tiene conto delle risorse nel bilancio Ue ancora disponibili per la Tav fino al 2020 e che verrebbero dunque riviste o cancellate.

Immediata la replica di Toninelli: “Analisi costi benefici su #Tav è stata decisa da un Governo sovrano che vuole spendere al meglio i fondi pubblici. Ue stia tranquilla, tra pochi giorni avrà, come da accordi, tutta la documentazione”, scrive su Twitter.

Toninelli già prima dell’intervento dell’Ue aveva assicurato che “i soldi non li perdiamo se non facciamo” l’opera. E la sua posizione è chiara: “L’Italia ha bisogno della manutenzione dell’esistente. Né le persone né le merci ci passeranno mai, perché chi se ne frega di andare a Lione, lasciatemelo dire. A Torino serve di più una Metro 2 che fare un buco inutile nella montagna. Servono le grandi opere necessarie”.

Il ministro ricorda che “a metà febbraio” andrà a Bruxelles “a consegnare tutto l’elaborato dopodiché nel giro 24 o 48 ore, tre giorni, comunque pochissimo, renderemo pubblica l’analisi costi-benefici, così gli italiani capiranno se quel buco serve oppure no”.

Il governo sul filo della Tav

Toninelli è convinto che il governo “non cadrà sul Tav. Con la Lega – aggiunge – stiamo trovando sintesi in tutti gli argomenti che abbiamo trattato anche se sono fuori dal contratto di governo. Il Tav è divisivo, ma sono convinto che quando diremo, carte alla mano, se è conveniente o non conveniente” si prenderà una decisione. “Non abbiamo nessun pregiudizio, spero che anche la Lega non abbia pregiudizi”, conclude.

Ma sulla Torino-Lione anche Salvini ha le idee chiare e non sembrano esattamente le stesse dei pentastellati. “Voglio risolvere i problemi e finire le opere lasciate a metà. Se costa più fermare un’opera e tornare indietro che finirla e andare avanti togliendo Tir dalle strade, inquinamento dall’aria e aiutando imprenditori e pendolari, non capisco perché bisogna fermarsi”, ribadisce il vicepremier Matteo Salvini. “Di Maio dice che finché è al governo non si farà? Mi spieghi perché. Non ci sono tifosi del sì e del no. Mi spieghi perché, numeri alla mano, è sconveniente usare treni veloci che ci collegano al resto del mondo risparmiando inquinamento e risparmiando quattrini”.

Per Di Maio “il governo non è in discussione. In questo momento sono in discussione alcuni temi sui quali non siamo mai stati d’accordo. Per noi questo governo deve andare avanti – conclude – ma sulle cose su cui siamo d’accordo, tra le quali non c’è la Tav in Val di Susa”.

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