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Ma il Governo non è tenuto al rispetto di leggi e sentenze?

Serviziola restituzione

In base a una recente sentenza della Cassazione il presidente degli industriali Bonomi chiede la restituzione alle imprese di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia indebitamente pagate nel biennio 2010-2011

di Guido Gentili

Palazzo Chigi, sede del Governo

In base a una recente sentenza della Cassazione il presidente degli industriali Bonomi chiede la restituzione alle imprese di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia indebitamente pagate nel biennio 2010-2011

19 giugno 2020


3′ di lettura

Sosteneva già Cicerone che è intollerabile un potere che pretende d’essere superiore alle leggi. E per venire ai più moderni ed elementari principi dello Stato di diritto, pare una banalità notare che tutti gli organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo la legge e a rispettare le sentenze dei giudici. Governo compreso, evidentemente.

L’Italia fa caso a sé. Il rispetto di leggi e delle sentenze, anche da parte del governo (che pure dovrebbe quanto meno essere d’esempio) è meno granitico e assai più friabile di quello che si potrebbe pensare. Basterebbe ricordare lo Statuto del contribuente, una legge di vent’anni fa tradita e elusa da governi e parlamenti di ogni colore nel Paese dove i cittadini vengono troppo spesso trattati da sudditi.

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Tuttavia, fa una certa impressione registrare passi avanti ulteriori e recentissimi in questa deriva. Tutto in un giorno, si può dire. Prima in Parlamento, dove il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, alla vigilia dell’importante vertice europeo sugli aiuti contro la pandemia, ha svolto solo un’informativa alla Camera e al Senato.

E poi nel corso degli Stati Generali per il piano di rilancio italiano, dove il premier e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri hanno pubblicamente ridimensionato la richiesta del presidente di Confindustria Carlo Bonomi che aveva chiesto, sulla base di una recente sentenza della Cassazione, la restituzione alle imprese di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia indebitamente pagate nel biennio 2010-2011 (la tassa era stata poi soppressa nel 2012).

Il passaggio della semplice informativa al Parlamento è stata dettata, al pari di altre precedenti occasioni in questa fase emergenziale, dall’esigenza di evitare un confronto politico vero davanti alle Camere e un possibile voto in Aula che avrebbe creato tensioni nella maggioranza. Con il Mov5Stelle – che ha espresso Conte alla guida del governo- fin qui largamente contrario al Mes.

Scontate le proteste delle opposizioni (Renato Brunetta ha lanciato un «allarme democratico»), è però risuonato molto forte anche il duro richiamo del senatore a vita ed ex premier Mario Monti, che pure ha spesso apprezzato Conte. La scelta di derubricare le “comunicazioni” a semplice “informativa”, ha detto, viola la lettera e lo spirito della legge 24 dicembre 2012 n. 234 (quella sul pareggio di bilancio). L’Italia si è così “indebolita “ in Europa ed un “danno” ulteriore è stato «recato al Paese dal dibattito surreale che si è accanito sul Mes», sono state le sue parole .

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