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Manifesto dei commercialisti: «Semplificazioni e sostegno alle aggregazioni»

Un Manifesto per chiedere attenzione alla politica per le tante attività svolte a sostegno dell’economia italiana. È il Manifesto dai dottori commercialisti ed esperti contabili, presentato questa mattina durante gli Stati Generali della professione, in corso presso il Roma Convention Center – La Nuvola della Capitale. Sono stati anche dato i numeri della professione che – è stato sottolineato – concorre alla creazione di valore aggiunto nazionale pari allo 0,8% del Pil. «Con il Manifesto – ha spiegato Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili – chiediamo alla politica di prestare la dovuta attenzione al lavoro che i commercialisti svolgono quotidianamente nei confronti dei cittadini, delle imprese, delle Istituzioni e dell’intera comunità, a sostegno e a supporto dell’economia italiana e del sistema produttivo del Paese».

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Si rivolgono ai commercialisti 4,5 milioni di soggetti
Su circa 6 milioni di soggetti sono circa 4,5 milioni, pari al 75% del totale, coloro che adempiono ai propri obblighi fiscali tramite i commercialisti. Se si considera il gettito fiscale che proviene anche soltanto dalle principali imposte pagate dalle imprese e dai professionisti (Iva, Irpef, Ires e Irap), pari a circa 178 miliardi di euro, è dunque possibile stimare in circa 134 miliardi di euro quanto affluisce alle casse dello Stato per il tramite dell’attività di consulenza e assistenza fiscale prestata dai commercialisti. Commercialisti che ricoprono anche il 77% delle cariche di componente del collegio sindacale o di sindaco unico nelle società di capitali. Una percentuale che sale al 90% se consideriamo solo le prime 100.000 società di capitali per grandezza di fatturato. I commercialisti svolgono la libera professione nell’ambito di 64.189 studi professionali dislocati su tutto il territorio nazionale, nei quali sono occupati circa 238mila tra professionisti, collaboratori, dipendenti e praticanti, che concorrono alla creazione di valore aggiunto nazionale in misura pari allo 0,8% del Pil.

Un Manifesto in 4 aree tematiche
Il Manifesto del Consiglio nazionale è diviso in quattro aree tematiche sulle quali i commercialisti chiedono una serie di azioni sinergiche per tutelare e sviluppare la professione: la valorizzazione delle competenze, il riconoscimento del ruolo svolto, il sostegno ai processi di aggregazione professionale, l’intervento sistematico di semplificazione normativa.

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Valorizzazione delle competenze
I commercialisti chiedono il riconoscimento legale delle specializzazioni e di demandare al sistema ordinistico, anche in concerto tra Ordini professionali diversi, la gestione tecnica degli Elenchi e dei Registri esistenti e di quelli che eventualmente dovessero essere istituiti, con la supervisione e il controllo del ministero vigilante competente per materia.

Riconoscimento del ruolo
Il Consiglio nazionale chiede il riconoscimento del ruolo di “incaricato di pubblico servizio” per le attività che, in ambito fiscale, amministrativo e contabile, si risolvono nella predisposizione e presentazione di atti, dichiarazioni, attestazioni e certificazioni la cui esibizione o il cui deposito presso pubbliche amministrazioni è espressamente richiesto dalla legge. Secondo i commercialisti, inoltre, l’approvazione dell’“equo compenso” deve trovare una maggiore concretizzazione, in primis per quelle funzioni che il professionista viene chiamato a svolgere in forza di uno specifico obbligo di legge. È il caso, a mero titolo esemplificativo, delle funzioni svolte nella qualità di sindaco (la cui nomina è obbligatoria per legge) o in occasione del rilascio del visto di conformità sulle dichiarazioni tributarie, la cui apposizione non è scelta discrezionale del contribuente, ma è obbligatoria per legge ai fini dell’utilizzo delle eccedenze a credito risultanti dalle stesse dichiarazioni.

Sostegno ai processi di aggregazione
I commercialisti chiedono di applicare i regimi di favore fiscale al 15% e 20% anche a coloro che esercitano l’attività professionale nell’ambito di associazioni professionali e società tra professionisti, offrendo un incentivo fiscale non solo ai piccoli lavoratori autonomi, ma anche ai processi di aggregazione professionale. E di rimuovere gli ostacoli attualmente esistenti all’utilizzo dello strumento delle Stp (società tra professionisti), introducendo un regime fiscale opzionale di determinazione del reddito per cassa anche per quelle costituite sotto forma di società di capitali, nonché un regime di neutralità fiscale per le operazioni di apporto/conferimento dello studio individuale o associato nelle Stp.

Ssemplificazioni
L’obiettivo della semplificazione deve essere declinato in modo diverso nei vari settori della vita economica e sociale del nostro Paese, in primis quello fiscale, in cui le esigenze di semplificazione sono ormai avvertite, in particolare dai Commercialisti, come prioritarie e non più differibili. Il proliferare delle scadenze fiscali ha raggiunto, ormai, livelli parossistici.

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