RATING 24

Il numero dei provvedimenti attuativi della legge di bilancio è quasi doppio rispetto a quello con cui approdò in Parlamento il testo dello scorso anno ed è destinato a moltiplicarsi con l’approvazione definitiva

di Antonello Cherchi , Andrea Marini e Marta Paris

9 novembre 2019


Moscovici: quest’anno non rigetteremo la manovra italiana

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La manovra muove i primi passi in Parlamento e guarda già ai supplementari. Non solo perché molte norme non entreranno in vigore dal 1° gennaio ma avranno una decorrenza differita, come il taglio al cuneo che partirà a luglio o la tassa sulla plastica con debutto ad aprile. Ma anche perché mentre maggioranza e opposizione si preparano alla battaglia sui possibili correttivi al testo, il Ddl di Bilancio entra al Senato, dove ha iniziato mercoledì il suo iter, con un bagaglio record di 74 provvedimenti attuativi. Senza i quali molte misure portanti non potranno essere pienamente operative.

Lo stock arriva quasi a doppiare i numeri dello scorso anno quando la manovra giallo-verde entrò alle Camere appena con una quarantina di decreti attuativi. Un peso che sarà inevitabilmente destinato a crescere con l’approvazione definitiva del disegno di legge, arricchito dagli emendamenti in Parlamento. Basti pensare che alla fine del suo iter, la scorsa legge di bilancio è entrata in vigore quadruplicando il carico di provvedimenti applicativi (161).

Il secondo tempo della manovra dunque si preannuncia tutto in salita. A partire dalla contestata plastic tax, che una volta trovata la quadra sul prelievo, dovrà essere attuata entro febbraio con un provvedimento interdirettoriale delle Agenzie Entrate-Dogane (dalle modalità di versamento fino alla trasmissione telematica dei dati di contabilità).

Stessa sorte per la sugar tax, che avrà bisogno di un decreto dell’Economia sempre entro febbraio. Entro il 30 aprile poi il Mef dovrà fissare le regole per il rimborso premiale per i pagamenti cashless tramite Pos.

E senza decreti del ministero dell’Economia, che dovranno arrivare entro marzo prossimo, non potrà essere operativo il pacchetto Green new deal che istituisce un fondo da 1,4 miliardi nei prossimi due anni per la concessione di garanzie (onerose e nella misura massima dell’80%) ai programmi con obiettivi verdi, dalla decarbonizzazione all’economia circolare e prevede tra l’altro la partecipazione indiretta in strumenti di equity. Così come avrà bisogno di un Dm dello Sviluppo economico, da emanare entro febbraio, la norma che prevede un credito d’imposta triennale al 10% sugli investimenti verdi delle imprese.

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