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Manovra, ecco le misure del Governo per favorire (poco) l’occupazione

la mappa degli aiuti

Il Governo scommette tutto sul taglio del costo del lavoro per i dipendenti, senza intervenire su chi è senza impiego e sulla «giungla» di incentivi già esistenti

di Enzo De Fusco e Claudio Tucci

10 novembre 2019


Agricoltura in manovra punta su giovani e donne

3′ di lettura

Doveva essere il contenitore di una strategia di rilancio del mercato del lavoro, in frenata ormai da tre mesi. Invece, la manovra trasmessa alle Camere, la prima del Governo giallo-rosso, al capitolo “occupazione” rimane vuota, o quasi. Al momento, la scommessa principale dell’esecutivo Conte 2 è il taglio al cuneo fiscale, tutto a vantaggio dei lavoratori dipendenti. E cioè di chi un’occupazione già ce l’ha.

Taglio al cuneo
Nello stato di previsione del ministero dell’Economia viene istituito un fondo dedicato alla riduzione del costo del lavoro, con una dote, per il 2020, di 3 miliardi, che salgono a 5 a decorrere dal 2021. I dettagli dell’operazione viaggeranno in un provvedimento successivo, collegato.

A oggi l’ipotesi prevalente allo studio dei tecnici di Lavoro e Mef è una rimodulazione degli 80 euro introdotti nel 2015 che diventerebbero detrazioni fiscali raggiungendo anche i 4,5 milioni di lavoratori con redditi tra 26.600 e 35mila euro, finora esclusi dal bonus Renzi. Ciascuno avrebbe, in media, fino a 50 euro netti in più al mese.

Mentre per i 9,4 milioni di lavoratori con redditi da 8.200 euro a 26.600 euro, che già adesso percepiscono gli 80 euro, il vantaggio, rimodulando la misura, sarebbe minore. Nel 2020 il taglio al cuneo dovrebbe scattare dal mese di luglio. Dal 2021, visto l’incremento di risorse, da gennaio.

Assunzioni agevolate
Al tempo stesso, la bozza di manovra coordina meglio le norme sulla decontribuzione triennale per le assunzioni stabili dei giovani, attraverso un intervento correttivo sia del decreto dignità, sia della manovra 2018. Chiarendo, una volta per tutte, che l’incentivo riguarda gli assunti per la prima volta a tempo indeterminato, under 35, anche quest’anno e nel 2020, come previsto dalla legge 205/2017. L’esonero ha una durata massima di 36 mesi ed è pari al 50% della contribuzione a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 3mila euro annui.

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