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Manovra, nel 2020 spinta al Pil limitata allo 0,3%

VERSO LA NOTA DI AGGIORNAMENTO

Verso la Nadef. Effetto espansivo quasi solo dallo stop all’Iva, che pesa per il 66% della manovra. Obiettivo crescita a 0,5-0,6%, si tratta con la Ue per un deficit al 2,1-2,2%

di Marco Rogari e Gianni Trovati

24 settembre 2019


Vent’anni di governi e pressione fiscale: D’Alema, Berlusconi, Conte e gli altri

3′ di lettura

La ruota dei numeri sulla finanza pubblica italiana entra nell’ultimo giro prima della Nota di aggiornamento al Def (Nadef) attesa fra giovedì 26 e venerdì 27 settembre in consiglio dei ministri. A ballare ancora sono soprattutto i dati sul Pil 2020. Ma un dato è chiaro. La spinta alla crescita per il prossimo anno non potrà andare oltre lo 0,2-0,3% di Pil, e sarà in larga parte contabile: nel senso che la distanza fra la dinamica del Pil tendenziale, cioè a legislazione invariata, e quella programmatica da realizzare grazie alla manovra sarà prodotta quasi esclusivamente dallo stop agli aumenti Iva da 23,1 miliardi oggi inclusi nei calcoli del Def.

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In pratica, si dovrebbe puntare a un obiettivo non inferiore al +0,5-0,6%, partendo da un tendenziale quasi piatto, intorno allo 0,3%: dopo un 2019 destinato a chiudersi poco sopra lo zero.

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Congelare l’aumento Iva peserà per il 65% sulla manovra
Questa volta del resto il sentiero è strettissimo. La montagna dell’Iva da scalare quest’anno è doppia rispetto a quella di fine 2018 (12,5 miliardi), e supera di un terzo anche le “clausole” record gestite due manovre fa (poco meno di 17 miliardi). Un record del genere porta il dossier Iva ad assorbire oltre il 65% della manovra, contro il 40% scarso dell’anno scorso. E ha una doppia ricaduta: da un lato evitare aumenti più alti produce in tabella un effetto “espansivo” maggiore, dall’altro resta poco per le altre misure, a partire dal taglio al cuneo fiscale che dovrebbe pesare intorno ai 5 miliardi. Proprio per questa ragione già dalle scorse settimane il premier Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri hanno voluto sottolineare l’«orizzonte triennale» del programma. Perché grandi svolte nel primo anno sono impossibili.

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