E non finisce qui. La stessa Nota al Def prefigura nuovi bonus. Si legge, infatti, che «saranno previsti incentivi e agevolazioni che perseguiranno l’obiettivo di proteggere l’ambiente e favorire la crescita e l’economia circolare». D’altra parte, anche se l’Unione europea chiede di «ridurli», i bonus sono leve potenti di politica fiscale ed economica. Non possono aiutare i cittadini a basso reddito (incapienti), ma – se ben congegnati – promuovono l’emersione del nero, sostengono settori da rilanciare, premiano consumi virtuosi.

3.Il grosso degli sconti fiscali riservati alle persone fisiche è “strutturale” o “intoccabile”. La deduzione sull’abitazione principale serve, di fatto, a neutralizzare il prelievo sulla casa di famiglia. La detrazione per lavoro dipendente e pensione – che vale 42,8 miliardi su 69 di detrazioni, cioè il 62% – contribuisce a disegnare la curva della progressività dell’Irpef. Una sua eliminazione farebbe aumentare le imposte sulle buste paga, mentre la manovra si propone di ridurle agendo sul cuneo fiscale.

Degli altri 26,2 miliardi di detrazioni, 12,3 sono assorbiti da quella per i familiari a carico. E anche in questo caso il taglio non è ipotizzabile: al massimo, si può pensare a un restyling abbinato all’assegno unico per la famiglia.

Altre detrazioni derivano spese sostenute (o avviate) in anni precedenti: 6 miliardi sulle ristrutturazioni edilizie, 1,5 miliardi sull’ecobonus, 321 milioni sul bonus mobili, 855 sui mutui prima casa. Immaginare un taglio è pressoché impossibile: non solo per tutelare il legittimo affidamento dei contribuenti, ma anche perché il ministro dello Sviluppo economico ne ha annunciato il rinnovo (e un taglio retroattivo minerebbe alla radice la credibilità della proroga).

4. I contribuenti ad alto reddito sono troppo pochi. Ogni volta che ci si propone di far pagare i ricchi, si scopre che in base ai dati ufficiali sono pochissimi. I contribuenti che dichiarano un reddito oltre 100mila euro sono l’1,1% del totale e ogni anno detraggono 1,1 miliardi dall’Irpef. Ma è una cifra che include anche i bonus “strutturali” e quelli “intoccabili”: le detrazioni al 19% di cui beneficiano ammontano solo a 222 milioni (compresa quella sulle spese mediche). Perciò, un taglio a loro carico – al di là delle considerazioni di equità o impopolarità – non basterebbe a coprire le esigenze di gettito.

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