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Nonostante gli scandali, Facebook continua a fare una valanga di soldi

Nonostante gli scandali, Facebook continua a fare una valanga di soldi

 (Afp)

 Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook  

Il 2018 di Facebook si era chiuso in modo disastroso, tra scandali e inchieste governative. Il 2019 è iniziato sullo stesso spartito con la scoperta delle app spia dei dati degli utenti, pagati 20 e con il loro consenso. Eppure nel quarto trimestre 2018 il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha  visto crescere il fatturato a 16,91 miliardi, oltre i 16,39 attesi e in crescita del 30%.

L’utile netto è arrivato a 6,88 miliardi, in crescita del 61%. Numeri capaci di mettere a tacere tutto. E consentire a Zuckerberg di dire: “La nostra comunità e il nostro business continuano a crescere. Stiamo investendo di più per creare nuovi e stimolanti modi con cui le persone possono connettersi”.

L’effetto nullo dell’anno orribile 2018

Quindi nessun effetto da tutti i guai, se così si possono ora definire, degli ultimi 12 mesi. Nessun effetto sui conti dopo schiaffo di George Soros al Word Economic Forum che aveva definito la società “una minaccia”. Nessun effetto dallo scandalo Cambridge Analytica, la società d’analisi che ha indirizzato la campagna presidenziale di Donald Trump utilizzando i dati di decine di milioni di utenti senza il loro consenso, non rubandoli ma sfruttando la disinvoltura di Facebook nella protezione dei dati dei suoi utenti.

Nessun effetto dalla presenza a capo chino del fondatore Mark Zuckerberg al Congresso americano. Nessun effetto dalle rivelazioni del New York Times che aveva raccontato come la società abbia concesso ai grandi produttori di smartphone l’eccesso a un’enorme quantità di dati. Nessuno dal bug del 7 giugno quando ammise che un bug aveva esposto i dati di 14 milioni di utenti.

Il titolo vola in borsa, i conti meglio del previsto

E ora che dopo questa trimestrale il titolo corre con guadagni oltre il 7%, recuperando il calo registrato da ottobre e avvicinandosi ai livelli di luglio scorso, sembrano passare sotto i ponti anche gli addii dei cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, e quello di WhatsApp Brian Acton, che a differenza degli altri due racconta i motivi che lo hanno portato lontano da Menlo Park: Facebook ha “venduto la privacy degli utenti”. Per business.

E il business è quello che conta per analisti e investitori. Facebook continua nonostante tutto a macinare una valanga di soldi. E superati gli scogli del 2018 la strada sembra decisamente in discesa. L’integrazione dei servizi di messaggistica di Facebook, WhatsApp e Instagram, che potrebbe consentire di monetizzare in maniera ancora più capillare le conversazioni degli utenti, sarà per molti la prossima gallina dalle uova d’oro per casa Zuckerberg. E fornire alla società un potere pressoché illimitato nei confronti del mercato pubblicitario online.

Anche a discapito della privacy. Che, sembrano suggerire i numeri, non è un tema troppo sentito. Non dagli inserzionisti, e non da quasi un abitante della terra su due che fanno parte della sua galassia.

Twitter: @arcangelo_

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