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Pa più digitale ma ancora poco social

CENSIMENTI PERMANENTI ISTAT

Social media più diffusi nelle università (97,2%) e nelle amministrazioni centrali (87,9%) ma meno della metà dei comuni (42,1%) li utilizza. Nel 2017 quattro istituzioni su 10 ha utilizzato i social network (38,3%), come ad esempio Facebook. Seguono a distanza la messaggistica istantanea (14,8%) e i siti web di condivisione di contenuti multimediali (ad esempio Youtube, Slideshare, Instagram) utilizzati dal 13,8% delle amministrazioni pubbliche

di Davide Colombo

17 dicembre 2019


(maxsim – Fotolia)

3′ di lettura

La digitalizzazione delle amministrazioni continua a rappresentare il primo fattore di cambiamento produttivo e organizzativo, la sua diffusione non fa distinzioni tra Nord e Sud ma l’uso dei social media per la comunicazione con i cittadini resta appannaggio soprattutto delle università e delle amministrazione centrali dello Stato, mentre i comuni (anche a causa dei bilanci magri) restano indietro.

Sono tanti i numeri interessanti che arrivano dal nuovo Censimento permanente delle istituzioni pubbliche diffuso nella mattinata di oggi, 17 dicembre, dall’Istat. E il primo è che la Pa digitale è ormai una realtà diffusa lungo tutto lo Stivale, se è vero che circa il 90% delle 12.848 istituzioni censite da Nord a Sud nel 2017 ha utilizzato il web per la gestione dei dati e l’erogazione dei servizi.

Social media tra centro e periferia
La diffusione dei social media è ormai capillare nelle università (97,2%) e nelle amministrazioni centrali (87,9%) ma riguarda meno della metà dei comuni (42,1%). Mediamente sono 4 istituzioni su 10 ad aver interagito con l’utenza attraverso social media. Gli strumenti più utilizzati sono i social network (38,3%), come ad esempio Facebook. Seguono a distanza la messaggistica istantanea (14,8%) e i siti web di condivisione di contenuti multimediali (ad esempio Youtube, Slideshare, Instagram) utilizzati dal 13,8% delle amministrazioni pubbliche. Ma livelli di utilizzo sempre superiori alla media si registrano anche per le Aziende o gli enti del Servizio sanitario nazionale.

Università avanti, cresce il rischio cyber
Le Università pubbliche non sono solo più avanti nella digitalizzazione dei servizi generali ma nell’84,5% utilizzano servizi di cloud computing e il 73,2% applicazioni mobile. Un quarto delle università pubbliche impiega inoltre la tecnologia Iot, anche se in termini di analisi dei big data (35,2%) è superata dagli organi centrali dello Stato (39,4%). Anche per questo gli atenei sono più esposti al rischio di attacchi informatici. Due anni fa 50 università su 71, pari al 70,4%, ha dichiarato di avere subito uno o più attacchi cyber rispetto al 15,9% rilevato sul totale delle istituzioni. Seguono le Regioni, la Pa centrale, le Aziende o gli enti del Servizio sanitario nazionale e le Province o città metropolitane.

Le misure di sicurezza adottate
Se nella quasi totalità delle istituzioni pubbliche sono in uso software antivirus, firewall, o procedure di salvataggio dei dati in dispositivi off line, meno diffusa sembra la formazione dei dipendenti in questo ambito (nel 23,8% delle istituzioni) o la valutazione della propria vulnerabilità informatica (36,2%) così come l’impiego di sistemi di autenticazione a due fattori (26,2%), dei cosiddetti “penetration test” (12,8%) e della cifratura completa o parziale dei dati (29,3%).

Fonte

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