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Pechino: “Colpiremo gli Usa quando le nuove tariffe entreranno in vigore”

Dopo il provvedimento del presidente americano Donald Trump, che prevede dazi commerciali nei confronti della Cina per 60 miliardi di dollari, il gigante asiatico non si fa intimidire e annuncia le contromisure su 128 merci statunitensi

Pechino (Cina) – La Cina promette di colpire gli Stati Uniti sul commercio non appena i dazi decisi dall’amministrazione guidata da Donald Trump entreranno in vigore. Lo ha reso noto un alto funzionario del ministero del Commercio di Pechino, Chen Fuli, vice capo del Dipartimento per i Trattati e le leggi del ministero del Commercio, in una nota rilanciata dal Quotidiano del Popolo, il massimo giornale della Cina, organo di stampa del Partito Comunista Cinese. “La Cina presterà stretta attenzione ai progressi in base alla sezione 301” dell’Us Trade Act, in base al quale sono possibili indagini e sanzioni commerciali unilaterali da parte degli Usa nei confronti dei partner commerciali.

La normativa è alla base del memorandum firmato ieri dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per imporre dazi per un valore complessivo di circa 60 miliardi di dollari nei confronti di merci cinesi importate negli Usa. “Non appena gli Stati Uniti emetteranno misure rilevanti, la Cina restituirà il colpo senza esitazione”, conclude la nota.

   Ieri il ministero del Commercio aveva dichiarato di non temere la guerra commerciale con gli Stati Uniti e aveva manifestato la propria “ferma opposizione” alla mossa di Trump, che segna “un precedente molto brutto” nei rapporti bilaterali: la Cina “non vuole combattere una guerra commerciale, ma non ha paura di una guerra commerciale”. Il ministero del Commercio è anche pronto a lanciare dazi su 128 merci statunitensi importate per un valore complessivo di 3 miliardi di dollari, per controbilanciare le perdite causate dai dazi sulle importazioni di acciaio e di alluminio varati dall’amministrazione Usa. La Cina, come il Giappone, non ha usufruito dell’esenzione temporanea che ha toccato, invece, altri sei importanti partner commerciali e l’Unione Europea.

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