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Per il futuro governo una manovra minima da 30 miliardi, flessibilità Ue necessaria

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Nel conto occorrerebbe poi aggiungere 3-4 miliardi (forse 5) per quanto meno un assaggio di interventi espansivi “pro-crescita”. Che potrebbe essere rappresentato da una sforbiciata al cuneo fiscale-contributivo su cui convergono, seppure con ricette diverse, M5S, Pd e Lega, ovvero i tre partiti coinvolti nelle trattative di queste ore per la formazione di un nuovo esecutivo (“giallorosso” o “gialloverde” bis) ed evitare così un rapido ritorno alle urne. Che resta un’opzione assolutamente sul tavolo. In quest’ultimo caso, il Governo di garanzia chiamato a gestire la “fase elettorale”, eviterebbe di varare una legge di bilancio classica e si limiterebbe a neutralizzare per soli 4 mesi (fino ad aprile 2020) le clausole di salvaguardia fiscali e a finanziare le spese obbligate più urgenti per garantire l’agibilità di gestione della Pa all’inizio del prossimo anno.

Sulla fattibilità di questa soluzione si sarebbero già pronunciati favorevolmente i tecnici della Ragioneria generale dello Stato. Si tratterebbe di un’operazione da realizzare facendo leva su un decreto legge ad hoc da non più di 6 miliardi, che potrebbe essere utilizzato anche nel caso in cui fosse necessario ricorrere all’esercizio provvisorio. La copertura verrebbe garantita in parte dal cosiddetto “tesoretto” da quota 100 e reddito di cittadinanza: risparmi finali per almeno 1,5-2 miliardi nel 2019 che si andrebbero ad aggiungere agli 1,5% miliardi già ipotecati con “l’aggiustamento” di luglio. Un altro miliardo potrebbe essere ricavato dalle ricadute delle maggiori entrate fiscali (in primis quelle dalla fatturazione elettronica) attese per fine anno. La fetta mancante dovrebbe essere individuata aprendo una trattativa ad hoc con la Commissione europea, che, di fronte a un quadro politico denso d’incognite e, ancora di più, in caso di elezioni anticipate, potrebbe non erigere barricate.

Un partita non proprio in salita, insomma. E tale potrebbe rivelarsi anche al momento della composizione della manovra vera e propria, quando con tutta probabilità da Palazzo Chigi e dal Mef partirà la richiesta per raddoppiare se non triplicare la quota minima, in termini di flessibilità, pari allo 0,18% di Pil già chiesta alla Ue quest’anno per gli interventi sul ponte Morandi e contro il dissesto geologico, per la quale il governo Conte aveva già annunciato la richiesta di conferma.

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