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Perché il Fondo monetario internazionale ha inserito l’Italia fra le minacce globali 

Perché il Fondo monetario internazionale ha inserito l'Italia fra le minacce globali 

 (Afp) 

  Christine Lagarde, Fondo monetario internazionale 

Dopo la Banca d’Italia è il Fondo monetario internazionale a tagliare le stime sulla crescita italiana. E lo fa in perfetta sintonia con via Nazionale. Anche per i tecnici dell’istituto di Washington quest’anno il Pil salirà soltanto dello 0,6%, 0,4 punti in meno rispetto alle previsioni pubblicate a ottobre scorso.

Una stima distante dall’1% programmato dal governo. A giustificare la revisione, si legge nell’aggiornamento del World economic outlook, sono “la debole domanda domestica e i maggiori costi di finanziamento dovuti ai rendimenti elevati sui titoli di Stato”. Ma dall’Fmi arriva anche un avvertimento. Insieme al possibile inasprirsi delle tensioni commerciali, a un mancato accordo sulla Brexit e a un rallentamento superiore alle previsioni della Cina, anche “il costoso intreccio tra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia” per l’economia globale, dice il direttore della Ricerca, Gita Gopinath.

Le ragioni del FMI, la replica di Salvini 

“Le preoccupazioni per l’andamento dei titoli di Stato e i rischi finanziari hanno pesato sulla domanda domestica”, sottolinea l’Fmi. In particolare, rileva rapporto, “gli spread italiani si sono ristretti rispetto ai picchi di ottobre-novembre ma rimangono alti. Un protratto periodo di rendimenti elevati”, avvertono i tecnici dell’istituto di Washington, “metterebbe ulteriormente sotto stress le banche italiane, peserebbe sull’attività economica e peggiorerebbe le dinamiche del debito”.

Pronta la replica del vicepremier Matteo Salvini. “Italia minaccia e rischio per l’economia globale? Piuttosto è l’Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri”, osserva il leader leghista.

Di sicuro c’è che la ripresa “si sta indebolendo”. La direttrice del Fondo, Christine Lagarde, assicura che la recessione, “non è ancora dietro l’angolo”. Ma i segnali di rallentamento si fanno sempre più evidenti e i rischi per la crescita sono tutti al ribasso.

La metafora dello sci per spiegare l’economia 

Un po’ come quando si scia, osserva l’ex ministro francese: si scende a valle meglio se la visuale è libera e la neve è compatta, si fa più fatica se il meteo è meno buono. L’economia globale resta in crescita, ma ora la stima è fissata al 3,5% nel 2019 e al 3,6% nel 2020, rispettivamente lo 0,2 e lo 0,1% in meno rispetto a quanto pubblicato a ottobre, quando già c’era stata un’ampia revisione al ribasso legata all’inasprirsi delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti.

La nuova sforbiciata, spiega il Fondo, “riflette in parte l’indebolimento del ritmo di crescita registrato nella seconda metà del 2018 – come in Germania dopo l’introduzione dei nuovi standard di emissione per le automobili e in Italia dove le preoccupazioni per l’andamento dei titoli di Stato e i rischi finanziari hanno pesato sulla domanda domestica – ma anche l’indebolimento della fiducia sul mercato finanziario e la contrazione in Turchia ora piu’ ampia di quanto previsto”.

Nel dettaglio, le economie avanzate nel loro complesso subiscono una revisione al ribasso dello 0,1% a +2% nel 2019. Invariata invece la stima dell’1,7% per il 2020. Stabile anche la stima per gli Usa: +2,5% quest’anno e +1,8% il prossimo. L’Eurozona crescerà invece dell’1,6% a fine anno, lo 0,9% in meno rispetto alla stima di ottobre. Il taglio piu’ pesante, pari allo 0,6% rispetto all’autunno scorso, tocca alla Germania, per un Pil in aumento dell’1,3%.

Limatura dello 0,1% all’1,5% anche per la Francia, dove si fa sentire l’effetto delle proteste dei gilet gialli. Per le economie emergenti il taglio è dello 0,2% al 4,5%. Ferme al 6,2% sia per quest’anno che per il prossimo le stime sul Pil cinese. L’esortazione a politici e autorità monetarie è secca: devono “risolvere in maniera cooperativa e rapidamente i loro disaccordi commerciali e la conseguente incertezza politica che ne deriva”.

Segue il consueto suggerimento ad “accelerare il potenziale di crescita, migliorare l’inclusione e rafforzare i cuscinetti fiscali e finanziari in un ambiente caratterizzato dall’alto debito”. Il punto resta come mettere tutti intorno al tavolo senza litigare. 

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