Richieste inferiori alle attese per quota 100, ma soprattutto sul lungo periodo l’onere della mini riforma gialloverde è elevato

di Matteo Prioschi

27 agosto 2019


Dalla nascita alla crisi: dopo 15 mesi governo gialloverde al capolinea

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Requisiti allentati e qualche opzione in più per aumentare l’anzianità contributiva. Può essere riassunta così l’eredità in ambito previdenziale lasciata dal governo uscente che, soprattutto per mano della Lega, ha puntato a smontare il sistema vigente creatosi dopo la riforma Fornero di fine 2011. Tuttavia i correttivi introdotti sono a tempo e, se non prorogati, limiteranno nel breve termine la platea dei beneficiari, mentre gli effetti sui conti pubblici si faranno sentire per un periodo più lungo. Il totale stimato inizialmente dal governo stesso, nell’arco che va dal 2019 al 2028, è di 45 miliardi di euro, ma quello effettivo potrebbe essere minore.

La sorpresa di quota 100

Quota 100 è lo strumento che ha fatto più notizia e che è stato più propagandato a livello politico. Con la possibilità di andare in pensione a fronte di almeno 38 anni di contributi e 62 anni di età, garantisce sulla carta uno sconto fino a 5 anni rispetto alla pensione di vecchiaia e quasi altrettanti rispetto alla pensione anticipata.

 

In base alle previsioni avrebbero dovuto sfruttare questa opportunità circa 290mila lavoratori quest’anno, 327mila l’anno prossimo e 356 mila nel 2021 quando questa possibilità dovrebbe scomparire. Infatti quota 100 è stata introdotta in via sperimentale per un triennio e, nelle previsioni soprattutto della Lega, dovrebbe essere poi sostituita dalla pensione anticipata ottenibile con 41 anni di contributi a prescindere dall’età.

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