Coronavirus, Visco: pronti a tutto per sostenere l’economia

Serve una pluralità di interventi cui affidare il compito di accrescere la competitività del sistema-Paese e la produttività totale dei fattori

2 giugno 2020


3′ di lettura

La sostenibilità del debito pubblico non è in discussione, ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco nel corso delle sue “Considerazioni finali” del 29 maggio. Il problema è che un debito proiettato verso il 157% del Pil, in aumento di 20 punti rispetto alla situazione ante pandemia trova alimento – come spiega lo stesso Visco – nel «basso potenziale di crescita del Paese». Al tempo stesso, un debito di tali dimensioni ingessa la crescita. Quali sono allora gli elementi che possono garantire la sostenibilità del nostro debito.

La crescita è la strada maestra
Ritrovare la strada di una crescita stabile e duratura nel tempo è la precondizione assoluta per garantire la sostenibilità del debito. In sostanza, occorre agire sul “denominatore” (il Pil) attraverso una pluralità di interventi cui affidare il compito di accrescere la competitività del sistema-Paese e la produttività totale dei fattori, già stagnante da diversi anni. Riforme strutturali, dunque, che si concentrino sia dal lato della domanda che dell’offerta. Una riforma del sistema fiscale, opportunamente finanziata da interventi di natura strutturale e accompagnata dal recupero di base imponibile grazie a un’incisiva lotta all’evasione certamente può produrre effetti importanti di sostegno alla domanda interna. Soprattutto se la riduzione del prelievo si concentrerà sul lavoro, priorità assoluta per rilanciare la crescita. Se il tasso nominale di crescita del Pil (comprensivo dell’inflazione) è maggiore del costo medio di finanziamento del debito, il percorso di rientro dal debito può avvenire senza particolari traumi, a patto che la conduzione della finanza pubblica sia orientata a un criterio di assoluta prudenza (soprattutto nella scelta delle risorse disponibili). Le riforme strutturali dovrebbero investire il capitolo decisivo delle semplificazioni e dello snellimento degli oneri burocratici e amministrativi, oltre che dell’accelerazione dei tempi della giustizia civile. In primissimo piano il capitolo degli investimenti, che per loro natura possono contare su un effetto “moltiplicatore” sul Pil molto più ampio rispetto alle altre azioni di politica economica, soprattutto se declinati in termini di infrastrutture materiali e immateriali e in investimenti “green”.

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Conti pubblici in ordine
Superata la fase di emergenza, che provocherà un’impennata del deficit nei dintorni del 10-11% del Pil, occorrerà riprendere la rotta e – come sottolinea Visco – conseguire un avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite al netto della spesa per interessi) pari almeno all’1,5% del Pil. È una delle clausole di garanzia per la sostenibilità del debito nel medio periodo, ed è assolutamente alla nostra portata, se si considera che l’Italia è stata a lungo uno dei pochi paesi in Europa a presentare un avanzo primario positivo. Nel 1998, quando fummo ammessi nell’euro, Carlo Azeglio Ciampi riuscì a garantire un avanzo primario del 5,5% del Pil, poi ridotto a zero nel 2005. Se il Pil tornasse a crescere tra l’1 e il 2%, in presenza della riduzione del differenziale di rendimento dei titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi «su valori in linea con i fondamentali delle due economie», un avanzo primario dell’1,5% potrebbe garantire la riduzione del debito di circa due punti percentuali in media all’anno, ribadisce Visco.

La variabile spread
L’altra, fondamentale precondizione che rende sostenibile il debito è che il costo medio del suo finanziamento sia contenuto. La spesa per interessi si aggira tra i 65 e i 70 miliardi l’anno. Quindi, se lo spread scendesse fino a riportarsi almeno sui livelli di due anni fa, prima che si celebrassero le ultime elezioni politiche (attorno ai 120 punti base), il costo medio delle emissioni si ridurrebbe con benefici evidenti per i conti pubblici. Qui entra in gioco la variabile fondamentale della fiducia, ingrediente decisivo che misura il termometro dell’affidabilità della nostra economia da parte dei mercati. Passaggio fondamentale, se si considera che il paracadute della Bce (sotto forma di acquisto massiccio dei nostri bond) non potrà restare aperto all’infinito. Il raccordo con l’Europa è fondamentale, come mostra peraltro chiaramente la risposta dei mercati all’indomani dell’annuncio da parte della Commissione Ue del nuovo piano per la rinascita da 750 miliardi, il “New generation Ue”. Se l’accordo tra i governi non sancirà un ridimensionamento al ribasso del Piano, la reazione dei mercati potrà essere ancor più positiva.

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