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La richiesta di avere un incremento economico di 153 euro lordi dei minimi contrattuali, avanzata unitariamente da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm è considerata «insostenibile» da Federmeccanica e Assistal

di Giorgio Pogliotti

5 novembre 2019


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2′ di lettura

Parte in salita il confronto sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici per il triennio 2020-2022. Al primo incontro che si è svolto al Cnel, le posizioni con Federmeccanica-Assistal sono subito apparse distanti sulla richiesta di un incremento economico dell’8% (pari a circa 153 euro lordi di aumento dei minimi), avanzata unitariamente da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm. Una richiesta considerata «insostenibile» dalle imprese, secondo cui il settore è in sostanziale recessione per la debolezza della domanda interna e la frenata dell’export.

Due diverse impostazioni tra le parti sociali
Al tavolo si confrontano due diverse impostazioni. Per semplificare, da un lato c’è Federmeccanica che intende proseguire in linea con il Ccnl firmato a novembre del 2016 che ha spostato il baricentro sulle prestazioni di welfare contrattuale (che beneficiano di un regime fiscale agevolato a vantaggio di lavoratori e aziende), più che sulle erogazioni dirette degli incrementi salariali riconosciute a livello nazionale. Dall’altro i sindacati che puntano anche ad ottenere aumenti economici superiori rispetto all’Ipca (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell’Unione europea), l’indicatore di riferimento per gli incrementi dei contratti nazionali.

I sindacati: dare più potere d’acquisto ai lavoratori
«Con la contrattazione nazionale abbiamo tutelato il salario minimo – sostiene Marco Bentivogli (Fim) – tenendo conto dell’Ipca, ma i nostri salari restano mediamente tra i più bassi d’Europa perchè non c’è stata mai una reale ridistribuzione della produttività. Per questo la richiesta d’incremento dell’8% va oltre i dati inflattivi dell’Ipca, ma all’interno degli spazi dell’accordo interconfederale che consente di andare oltre. Servono elementi di certezza nella diffusione della contrattazione aziendale, non è accettabile che dia copertura solo al 37% delle aziende».

Francesca Re David (Fiom) considera «salario, formazione e inquadramento, mercato del lavoro e appalti sono i pilastri della piattaforma sindacale, approvata dal 96% dei lavoratori». Per Rocco Palombella (Uilm) gli aumenti salariali dell’8% servono «a dare loro un maggior potere d’acquisto ai lavoratori per far ripartire un Paese che si trova in una situazione di stagnazione economica» .

Federmeccanica: dal welfare contrattuale vantaggi ai lavoratori
Federmeccanica però mette in guardia i sindacati:nell’attuale contesto un aggravio significativo dei costi a carico delle imprese determinerebbe un ulteriore peggioramento competitivo, con un impatto negativo anche sulle dinamiche occupazionali. Le imprese puntano a confermate l’impianto del «rinnovamento contrattuale del 2016», strutturato su una serie di smisure «tutte inscindibilmente legate tra loro, con un valore sociale ed economico».

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