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Economia Sardegna

Sardegna: Confartigianato vita media imprese in poco più di 12 anni si gioca la sfida delle nuove imprese sarde

CONFARTIGIANATO IMPRESE SARDEGNA

20 AGOSTO 2019

VITA MEDIA IMPRESE – In poco più di 12 anni si gioca la sfida delle
nuove imprese sarde. Matzutzi (Confartigianato Sardegna): “Sardegna
nella media nazionale ma non ci arrendiamo: maggiori investimenti e
passaggio generazionale per accrescere la longevità”.

In 12 anni e 6 mesi aprono, si sviluppano, investono, crescono e
concludono il loro ciclo produttivo.

E’ questa la vita media delle imprese in Sardegna, fotografata
dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, sui dati
del 2018 divulgati da UnionCamere.

La classifica nazionale delle regioni, la cui media è di 12 anni e
3mesi, vede l’Isola piazzarsi in decima posizione. Le più resistenti
sono le aziende marchigiane (15 anni), seguite da quelle del Trentino
Alto Adige (14,6 anni) e del Friuli Venezia Giulia (13,9 anni).
Turnover più accentuato invece nel Lazio e in Campania (in entrambi i
casi la vita media è di 11,1 anni), e in Calabria (11,4).

“Soprattutto in quest’ultimo decennio – commenta Antonio Matzutzi,
Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – nella nostra regione
abbiamo rilevato un quadro generale molto dinamico, considerato il
fatto che le aziende che riescono ad arrivare almeno alla soglia dei
vent’anni sono molto poche”. “Questo è legato al fatto che nel tempo –
continua Matzutzi – la durata e le aspettative di “vita commerciale”
di un’impresa cambiano molto spesso si evolvono, mutando a volte anche
drasticamente la loro struttura”.

Le attività produttive legate all’agricoltura, con una media di 16
anni, sono le più longeve. Seguono quelle dell’industria in senso
stretto con 15,7 anni, delle costruzioni con 12,5 anni e dei servizi
con 11,8. La durata media più corta si registra, al contrario, nel
turismo con 9,2 anni.

A fine 2018, quasi 6 imprese su 10 risultano costituite prima del
2009. Questo universo di aziende longeve concentra il 70,2% degli
addetti del settore privato. Poco più del 18% delle imprese oggi
esistenti è nato invece tra il 2009 e il 2013 e raccoglie il 14,3%
degli addetti. Circa una impresa su 4, infine, è stata costituita
negli ultimi 5 anni e ha una quota di addetti pari al 15,4%.

La vita delle imprese è mediamente più lunga nel Nord Est (13,3 anni).
A seguire, il Nord Ovest (12,4 anni), il Centro (12,1 anni) e il
Mezzogiorno (11,7 anni).

Guardando alle forme giuridiche, l’analisi mostra che l’impresa
individuale ha una vita media più bassa delle altre (11,4 anni). Nella
media i valori delle società di capitali (12,4%), mentre cresce la
durata per le altre forme (13,9 anni) e soprattutto per le società di
persone (17,0 anni).

Secondo una recente ricerca i settori, nello specifico trasporti e
manifatturiero, sono quelli che in Italia brillano di più per la loro
durata. Infatti, l’indagine ha dimostrato come in Italia quasi 1
azienda su 6 raggiunge i trent’anni di attività e addirittura per le
aziende operanti nel settore trasporti, il 10% riesce a celebrare i
quarant’anni di vita. A questo dato che possiamo definire
incoraggiante, fa da contrapposizione il compartimento delle
costruzioni e del turismo, in cui circa il 60/70% delle aziende cessa
la propria attività d’impresa nella prima decade.

“Purtroppo le ditte individuali soffrono molto di più le involuzioni
dell’economia come quella che stiamo attraversando ora – sottolinea il
Presidente di Confartigianato Sardegna – di fatto si è visto che nel
primo decennio queste attività falliscano per i due terzi, e la fascia
di 3,4 anni di vita risulta la più cruciale, tipologia d’azienda dove
sono proprio i neo imprenditori che ne fanno maggiormente le spese”.

Per quanto concerne la società di capitali, si potrebbe pensare che
società basate su capitali e quindi con un’organizzazione più
complessa e meglio gestita, duri più lungo; di fatto non è così, in
quanto, in linea con la media nazionale, arrivano ad una vita media
commerciale di 12 anni. Prendendo in considerazione le ditte
individuali in cui si è visto che la “mortalità” nella prima decade è
molto più elevata rispetto alla media nazionale, bisogno far
distinzione tra le società di capitali e quelle in cui i titolari si
accollano maggiormente il rischio d’impresa, impegnando direttamente
il loro patrimonio.

Quest’ultime, infatti, hanno un “premio di longevità” con una vita
media commerciale che si alza a poco più di 16 anni, proprio per il
maggior coinvolgimento da parte del titolare che lo porta a proseguire
l’idea commerciale.

Il quadro generale risulta dinamico; la grande volatilità delle
imprese è evidente soprattutto se si tiene in considerazione che le
aziende che riescono ad arrivare almeno alla soglia dei vent’anni sono
molto poche.

Per Matzutzi è, quindi, necessario puntare ancora di più sui giovani
imprenditori, sostenendoli, anche economicamente, nella loro sfida
ovvero quella di “inventare il futuro, costruire il nuovo, innovare,
soprattutto in questa fase dell’economia mondiale che impone di saper
cambiare”. Per il Presidente di Confartigianato Sardegna, in
conclusione, è d’obbligo anche puntare sul passaggio generazionale
quale “momento cruciale nella vita di una azienda, perché implica il
trasferimento da una generazione all’altra di un vero e proprio
patrimonio di saperi e di competenze acquisite in anni di esperienze”.