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Segretario con direttorio: un vertice per il futuro M5s

C’è infine una terza via, come spiega l’avvocato Lorenzo Borrè, il legale che ha assistito gran parte degli espulsi e dei dissidenti pentastellati e che conosce a menadito il «ginepraio» di regolamenti e statuti che ha connotato la storia del Movimento. «Di Battista – avverte – potrebbe chiedere l’indizione delle consultazioni per la nomina del capo politico ai sensi dell’articolo 20 del Codice civile: se la richiesta fosse sottoscritta da almeno un decimo degli iscritti il capo politico reggente, Vito Crimi, dovrebbe indirla, altrimenti gli sarebbe ordinato dal tribunale».

Per Borrè, «più che una sfida politica si tratta di una partita giuridica quella che potrebbe giocarsi tra Grillo e Di Battista». Non è un caso che si rincorrano i richiami all’unità, come quello di Giancarlo Cancelleri, componente del comitato di garanzia. «Di Battista vuole dare una sterzata al M5S perché non si appiattisca su Conte, l’asse Grillo-Taverna-Fico fa scudo intorno al premier», ragiona un parlamentare. «Di Maio prova a ritagliarsi il ruolo di terzo, facendo pesare lo sbando in cui il M5S è piombato dopo il suo addio». Ma continua a restare nel mirino, come dimostra il servizio delle Iene sui “Pomigliano boys”, gli amici a cui «ha portato fortuna».

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Non aiuta a rasserenare gli animi la vicenda dei presunti fondi neri (3,5 milioni di euro) che secondo il quotidiano spagnolo Abc sarebbero arrivati nel 2010 a Gianroberto Casaleggio dal Venezuela di Chavez e Maduro.

«Fake news, nulla da chiarire», chiude il caso Conte. «24 ore di fango per un documento palesemente falso», attacca il sottosegretario Manlio Di Stefano. Mentre si aspettano mosse dalla Procura di Milano, punge il leader di Iv Matteo Renzi: «È giusto che si indaghi, come si è fatto con i soldi russi alla Lega, che non c’erano. La mia opinione è che i Cinque Stelle le idiozie sul Venezuela le dicevano gratis».

Mentre Salvini frena («Se ci sono truffe emergeranno»), una delegazione di Fi con Antonio Tajani partecipa a un presidio davanti all’ambasciata venezuelana a Roma. Che rende note le mosse di Caracas: querelerà Abc per diffamazione.

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