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Sulla presidenza della Consob la situazione non si sblocca

Sulla presidenza della Consob la situazione non si sblocca

È paralisi sulla presidenza della Consob. Malgrado le intenzioni sbandierate dagli ‘azionisti’ M5s e Lega di procedere al più presto alla nomina, vacante dalle dimissioni di Mario Nava, quattro mesi fa, nella maggioranza non si intravede una via di uscita all’impasse. Secondo qualificate fonti governative M5s, l’unica soluzione in campo rimane, al momento, la ‘prorogatio’ dei commissari che stanno gestendo la Commissione nazionale per le società e la Borsa, in attesa che si plachino le tensioni all’interno del Movimento e, soprattutto, che si trovino nomi alternativi a quello di Marcello Minenna, fortemente sponsorizzato da una parte dei pentastellati ma sul quale sono noti i dubbi dei livelli istituzionali cui spetta la nomina, ovvero Palazzo Chigi e Quirinale.

Un’interrogazione spinosa

Lo scontro aperto si è sfiorato martedì con l’interrogazione “al presidente del Consiglio” sottoscritta da tutti i componenti M5s in commissione Finanze alla Camera – presieduta da Carla Ruocco – primo firmatario Raffaele Trano. Nell’interrogazione, poi ritirata, si sottolineava come “dal maggio 2018 ad oggi i mercati finanziari nazionali avessero perso circa 40 miliardi di euro di capitalizzazione, lo spread Btp/Bund ha superato i 320 punti base nel mese di dicembre 2018 assestandosi a 260 punti base nel gennaio 2019” e come “il comparto bancario abbia subito le maggiori perdite anche a causa della stretta correlazione tra spread, regole contabili e quotazione di mercato”.

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 Agf

 Marcello Minenna

“Al fine di tutelare la stabilità dei mercati finanziari, il risparmio dei cittadini, gli investimenti esteri nell’economia italiana, la stabilità dei conti della Repubblica si reputa necessario e senza ulteriori attese l’immediata nomina del presidente della Consob”, si chiedeva. “Si precisa altresì che la mancata nomina rappresenterebbe un grave atto censurabile sul piano politico ed istituzionale e, per tal motivo, sarà necessario individuare le dovute responsabilità”, si minacciava. In conclusione, si chiedeva a Giuseppe Conte “se intenda predisporre tutte le opportune iniziative volte ad approvare nel prossimo Consiglio dei ministri di giovedì 17 gennaio 2019 la delibera di nomina del presidente della Consob”.

Chi sostiene Minenna e chi no

L’interrogazione – dai toni abbastanza inusuali – è stata subito ritirata ma è stata letta come una “mossa contro il premier e contro l’esecutivo”, viene riferito. Ed è stata vista, da chi nel M5s non spinge per Minenna, come una mossa per forzare sul suo nome. Tra i pentastellati, i principali fan dell’ex assessore di Virginia Raggi sarebbero la stessa Ruocco, Elio Lannutti, Alessio Villarosa e Roberta Lombardi. Il nome, in realtà – confermano fonti qualificate 5 stelle – sarebbe gradito a tutti, leghisti compresi, “perché è di rottura”. Luigi Di Maio ha detto che su di lui c’è l’accordo con la Lega. E ieri Matteo Salvini è uscito per la prima volta allo scoperto e ha confermato l’intesa.

Quel nome, è cosa nota, non è gradito al Quirinale, che chiede un nome indipendente e non ha gradito la vicenda del ricorso collettivo di 12 dirigenti Consob contro la promozione di Minenna. Ma al momento nessun nome è stato avanzato ufficialmente e dunque l’impressione, a volte, guardando dal Colle verso gli altri Palazzi della politica, è che si cavalchino i dubbi, reali, del Presidente per evitare di compiere scelte indigeste a settori della maggioranza. Mentre fonti parlamentari sottolineano che allungare i tempi del rinnovo dei vertici della Consob allargherebbe, di fatto, il tavolo anche all’altra partita calda delle prossime settimane: quella dell’Inps.

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