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Tra il 2011 e il 2019 i pensionati hanno perso quasi mille euro l’anno

Una perdita che sfiora i mille euro lordi l’anno. L’effetto della mancata rivalutazione delle pensioni pesa sui cedolini e non per pochi spiccioli. A fare i calcoli è stata la Uil, con uno studio sulle conseguenze delle misure che dal 2011 al 2019 hanno colpito i pensionati. Generando risparmi per le casse dello Stato «pari a 3,6 miliardi di euro per i prossimi tre anni, che diventeranno 17,3 miliardi nel prossimo decennio». Ecco perché la Uil, assieme a Cisl e Cgil, è pronta a tornare in piazza con i pensionati sabato primo giugno a Roma.

L’ultima legge di bilancio ha introdotto un nuovo taglio della perequazione rispetto all’inflazione per le pensioni superiori a tre volte il minimo (1.522 euro lordi al mese), per il triennio 2019-2021, riconoscendo una rivalutazione piena solo per gli assegni fino a tre volte il minimo, a scalare per quelli superiori (da un aumento pari al 97% dell’inflazione per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo, al 40% per quelli oltre le 9 volte). Ma prima c’erano stati tutti gli altri blocchi, dal 2011 in poi. Così un pensionato che ha un trattamento di poco superiore al primo step, pari ad esempio a 1.568 euro lordi mensili, secondo lo studio della Uil nel corso degli otto anni considerati accuserà una perdita totale di circa 960 euro lordi annui.

Perdita che sale a 1.490 euro lordi annui, per chi ha un assegno di circa 1.960 euro lordi mensili (tra 4 e 5 volte il minimo). Fasce in cui rientra la maggioranza dei pensionati. La differenza sul cedolino aumenta con l’aumentare degli importi, fino ad arrivare ai 7.190 euro lordi annui per chi ha un assegno pari a 4.560 euro lordi mensili (oltre 9 volte il minimo). “Continua la persecuzione nei confronti dei pensionati italiani in atto dal 2011”, afferma il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. Somme “ben lontane dai pochi spiccioli a cui fece riferimento il presidente Conte quando paragonò i pensionati all’avaro di Molière”, sottolinea il sindacalista evidenziando tra l’altro che, poiché il nuovo taglio della rivalutazione è previsto anche per il 2020 ed il 2021, “il danno per i pensionati è destinato a crescere”.

Di qui la richiesta sostenuta dai sindacati: “Si deve porre fine a questo prelievo forzoso a discapito di milioni di pensionati. Per la Uil è necessario ripristinare la piena indicizzazione delle pensioni e recuperare il montante perso in questi anni”, spiega Proietti, rimarcando che per questo “abbiamo avviato delle iniziative su tutto il territorio nazionale che culmineranno nella grande manifestazione” di sabato primo giugno a Roma. Manifestazione indetta unitariamente dai sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil con lo slogan “Dateci retta”. Proprio a giugno scatterà il conguaglio. Il taglio della rivalutazione è stato infatti applicato a partire da aprile. L’Inps recupererà la differenza relativa ai tre mesi precedenti, da gennaio a marzo, con un’unica trattenuta. A giugno partirà anche il taglio sulle pensioni d’oro, anch’esso previsto dalla legge di bilancio, per i trattamenti pensionistici superiori ai 100 mila euro annui e per cinque anni. In questo caso il conguaglio sarà in tre tranche (a giugno, luglio e agosto).

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