Prima Pagina>Economia>Un contribuente su tre destina il 5 per mille: Banca Etica rilegge le loro scelte
Economia

Un contribuente su tre destina il 5 per mille: Banca Etica rilegge le loro scelte

 

Il 5 per mille e le banche

Gli enti beneficiari del 5 per mille in media devono aspettare tra i 12 e i 24 mesi per vedersi accreditare le somme indirizzate dalle scelte dei cittadini. Spesso però i fondi sono necessari in tempi più rapidi e le banche hanno risposto a questa necessità offrendo servizi finanziari dedicati.

Le proposte delle banche si sono concentrate su credito in forma di anticipazione del contributo approvato e in corso di erogazione (in questo caso la banca anticipa all’ente una quota tra l’80 e il 100% dell’importo, per i mesi necessari all’Agenzia delle entrate per la liquidazione) e credito in forma di fido, collegato all’importo medio ricevuto dall’ente negli ultimi anni (in questo caso il grado di rischio è maggiore per l’intermediario finanziario ma è anche più significativa l’opportunità per l’ente, che può con maggiore tempo a disposizione ed elasticità di utilizzo disporre delle risorse finanziarie).

I dati relativi alla canalizzazione dei flussi 5 per mille verso istituti finanziari, dicono che il 27% degli enti canalizzano il 56% delle risorse complessive su soli 7 istituti (incluse le Poste), mentre il restante 73% degli enti, per il 44% delle risorse, si affida in modo diffuso alle restanti 591 banche. Le organizzazioni non profit clienti di Banca Etica che hanno avuto contributi tramite il 5 per mille nel 2016 (ultimo anno disponibile) sono 1.934; nel complesso hanno ricevuto circa 76,5 milioni di euro pari al 15,5% del totale. Questi dati confermano Banca Etica tra le primissime banche italiani scelte dal Terzo Settore e conferma la vocazione del primo istituto italiano di finanza etica a servire organizzazioni impegnate in attività sociali.

«Non sono anni facili per chi si occupa di sociale in Italia: sono sistemici i tentativi di screditare con la parola “buonismo” una parte del Terzo Settore. Noi di Banca Etica sappiamo che il non profit italiano è invece un pilastro fondamentale per offrire opportunità a chi vive condizioni di fragilità, per far crescere una cultura della diversità e dell’accoglienza, per migliorare la qualità della vita nelle nostre comunità. Un vero bene comune da promuovere e sostenere affinché possa svilupparsi ancora più forte, sano e trasparente», ha detto Anna Fasano, presidente di Banca Etica. «Per tutti noi la sfida è ora quella della misurazione d’impatto: stiamo lavorando per sviluppare insieme metodologie di rendicontazione puntuale del valore sociale e ambientale che siamo capaci di produrre».

Per Ivan Nissoli, presidente di CSV di Milano, «gli strumenti finanziari messi a disposizione dalle banche, a partire da Banca Etica, hanno sostenuto il non profit in un periodo complesso di crisi economica. La stessa Riforma del Terzo Settore lancia la sfida dell’avvicinamento e della contaminazione degli enti del terzo settore con soggetti “altri”, tra i quali le banche. Attenzione però che il non profit non si avvicini al profit con un approccio esclusivamente finanziario e che il profit non usi il non profit per lavarsi la coscienza. La sfida oggi è sul filo dell’innovazione sociale, dove il tavolo di progettazione è comune e a più mani: non profit, aziende, istituzioni e mondo bancario. Solo insieme si può. Ognuno con le sue specificità, per scrivere nuovi strumenti, nuove prospettive e nuove azioni».

 

Fonte

 

 

https://blogcq24.net/

Il Network dei Blogger indipendenti seguici su Telegram

Rispondi