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Vincenzo Boccia lavora al dopo Confindustria

«Presidente Boccia, io Di Maio non lo applaudo e non provare a convincermi del contrario!». «No, presidente Vescovi, non si può non applaudire a un’assemblea generale di Confindustria il ministro dello Sviluppo. E dove vanno a finire i nostri obblighi di ospitalità e rispetto delle istituzioni? Magari applaudi un po’ più piano, ma applaudi!».

Viale dell’Astronomia, è il tardo pomeriggio di martedì 21 maggio, assemblea privata di Confindustria. Nella noia generale Vincenzo Boccia ha appena anticipato i contenuti della relazione dell’ultima assemblea da presidente di Confindustria che si appresta a leggere quando parte il dibattito e prende la parola Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza, che rompe la monotonia di una giornata fino a quel momento spezzata soltanto dall’intervento di Marco Bonometti che ha strappato a tutti un sorriso spiegando che – in relazione all’accusa di finanziamento illecito mossogli dalla procura di Milano – è stato «gabbato».

LA DISTANZA DELLA POLITICA DAGLI IMPRENDITORI

La trattativa tra Vescovi e Boccia, in imbarazzo, va avanti per lunghissimi minuti. Fatto sta che 24 ore dopo, all’assemblea di Confindustria, la platea imprenditoriale ha riservato un lunghissimo e convinto applauso soltanto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rispondendo con freddezza alle promesse di Giuseppe Conte e dello stesso Luigi Di Maio, intervenuti all’Auditorium di Roma. E tanto basta per fare un bilancio della gestione del sindacato degli industriali dello stampatore salernitano. E ancora di più per comprendere la distanza, l’isolamento e l’assenza di punti di riferimento nella politica italiana per gli imprenditori.

IL FILO CON IL M5S E IL “TRADIMENTO” DELLA LEGA

Ma Boccia ha bisogno dei cinque stelle. Che in viale dell’Astronomia – oltre a tanti colloqui con la direttrice generale Marcella Panucci – di fatto “riconoscono” soltanto Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda e tra i papabili a succedere allo stesso Boccia. Masticando amaro e abbozzando non poco ai tanti sgarbi ricevuti, l’attuale leader di Confindustria è riuscito a creare un filo con Luigi Di Maio, che fino a qualche mese fa non lo avvertiva neppure dei provvedimenti destinati alle imprese che stava per firmare. Anche sul decreto Crescita l’azione di moral suasion delle aziende è stata minima, ma almeno è stato salvato il bon ton.

E riaprire un dialogo con la parte grillina della maggioranza per Boccia è stato un successo: come spiegano i suoi fedelissimi, si sente tradito dalla Lega, avrebbe accusato Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti di non aver tutelato la sua categoria e non aver frenato i cinque stelle su misure come il decreto dignità che hanno congelato le assunzioni a tempo determinato. Di più, la battaglia del segretario del Carroccio sull’immigrazione non piace a al mondo delle imprese, che fa fatica a trovare maestranze e deve spesso rivolgersi agli stranieri.

Come detto, Boccia ha bisogno Di Maio. Anche se in uscita, saranno lui e Panucci a trattare con il governo sulla prossima manovra, dove già aleggia un aumento dell’Iva da quasi 23 miliardi di euro. Al riguardo si dice che Confindustria sarebbe pronta ad avallare un rialzo del balzello in cambio di un sostanziale taglio del cuneo fiscale, da finanziare con le risorse che Salvini vuole destinare alla flat tax. Ed è anche probabile che le parti – forse più in chiave mediatica – apriranno presto tavoli per discutere di relazioni industriali, del futuro dell’auto e di una piattaforma straordinaria per l’imprenditoria del Mezzogiorno.

LE AMBIZIONI DI BOCCIA PER IL DOPO CONFINDUSTRIA

Poi, sull’altra faccia della medaglia, c’è il futuro dello stesso Boccia. Il quale lascerà viale dell’Astronomia nella primavera del 2020, ma prima di quella data deve sia occuparsi della sua impresa a Salerno che necessita di un turnaround sia trovare un’occupazione romana. In quest’ottica ha già chiesto e ottenuto da Emma Marcegaglia di dimettersi dalla presidenza della Luiss prima del tempo per succederle già a giugno. Sempre Boccia è destinato a guidare BusinessMed, il contenitore che rappresenta i maggiori attori europei e africani – per l’Italia Eni, Salini, Enel – che fanno incetta di commesse in quell’area. Ma lo stampatore campano avrebbe altre ambizioni. Sa che nel 2020, quando si rinnoveranno i vertici delle grandi partecipate di Stato, il suo nome potrebbe entrare nella lista dei papabili, come fu quello di Marcegaglia alla fine del suo mandato, poi finita alla testa dell’Eni.

L’IDENTIKIT DEL NUOVO CAPO DEGLI INDUSTRIALI

Questo avviene in viale dell’Astronomia. Ma tutto intorno, tra le territoriali e le categorie, va avanti da mesi la corsa alla successione di Boccia. Su questo fronte non ci sono certezze se non che il prossimo presidente dovrà essere un imprenditore manifatturiero, del Nord e non aver alcun rapporto con l’attuale dirigenza che è controllata militarmente da Marcella Panucci. Proprio la prima caratteristica manca a Bonomi, il favorito nella corsa non fosse altro perché nel nuovo consiglio generale può contare su 40 voti. Il leader di Assolombarda ha però contro Varese. Luca Cordero di Montezemolo spinge per Marco Tronchetti Provera che però non si candida e aspetta di essere candidato. Intanto salgono le quotazioni del bresciano Giuseppe Pasini, che – e visti i tempi potrebbe essere controproducente – avrebbe l’appoggio di Panucci. Una cosa pare quasi certa: è dalla Lombardia che verrà il futuro capo degli imprenditori, anche perché nelle altri regioni (Piemonte, Veneto o Emilia-Romagna) i ras locali litigano tra di loro per accaparrarsi una vicepresidenza.

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