DEBITO PUBBLICO E PRIVATO

In percentuale del PIL (Fonte: elaborazioni su dati Banca d’Italia, BCE, Commissione europea, Eurostat e Istat)

DEBITO PUBBLICO E PRIVATO

Debito pubblico sostenibile, ma l’onere resta alto
La sostenibilità del debito pubblico «non è in discussione, ma il suo elevato livello in rapporto al prodotto è alimentato dal basso potenziale di crescita del Paese e al tempo stesso ne frena l’aumento», ha affermato Visco. «Rispetto alla media del resto dell’area dell’euro, da noi la crescita economica è più bassa e l’onere del debito è più alto». E ha ricordato che nella media degli ultimi cinque anni l’Italia è stato l’unico paese, con la Grecia, a presentare un divario positivo e ampio tra onere del debito e crescita dell’economia.

La strada obbligata delle riforme
L’incertezza, ha sottolineato Visco, «è una ragione in più per rafforzare da subito la nostra economia, per muoversi lungo quel disegno organico di riforme già per molti aspetti tracciato». I frutti di questa azione si vedranno col tempo, «ma un progetto compiuto rende più chiara la prospettiva, influisce sulle aspettative, accresce la fiducia; può fondarsi su punti di forza che pure si sono andati affermando negli ultimi difficili anni». Indispensabile mettere a frutto «le risorse mobilitate per superare le difficoltà più gravi», predisporre, da subito, le condizioni per il recupero di quanto si è perso, «usare bene il progresso tecnologico per tornare a uno sviluppo più equilibrato e sostenibile, che generi occupazione e consenta anche di ridurre, con la necessaria gradualità ma senza timori, il peso del debito pubblico sull’economia».

Significative ripercussioni sul mercato del lavoro
Visco ha anche ricordato che la recessione legata alla pandemia da Covid-19 «avrà significative ripercussioni sul mercato del lavoro». Ha parlato delle drastiche misure di “distanziamento sociale”, della chiusura, per diverse settimane di interi settori produttivi, «che contribuiscono per quasi il 30 per cento al valore aggiunto nazionale e per circa il 35 per cento all’occupazione complessiva». Un impatto, ha detto, che è stato mitigato dal ricorso al lavoro a distanza, ma che potrà ridurre l’occupazione e far protrarre le situazioni di sospensione dal lavoro. E ha ricordato che «ne saranno frenati i consumi, che risentiranno anche del possibile aumento del risparmio precauzionale dovuto ai timori sulle prospettive, non solo economiche. Potrà crescere il disagio sociale; le misure di bilancio mirano a contenerlo». La partecipazione al mercato del lavoro è caduta di quasi 300mila unità, scoraggiata dal peggioramento delle prospettive economiche e dalle limitazioni alla mobilità e alle attività produttive che persistono in alcuni settori.

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Recuperare il ritardo accumulato nelle infrastrutture
Non semplice ritrovare la via dello sviluppo, perché la pandemia e la recessione hanno aperto «scenari di estrema incertezza che rendono molto difficile tratteggiare i contorni dei nuovi equilibri che si andranno a definire». Il governatore ha sottolineato come vada recuperato «il ritardo accumulato nelle infrastrutture, sia quelle tradizionali, da rinnovare e rendere funzionali, sia quelle ad alto contenuto innovativo, come le reti di telecomunicazione, necessarie per sostenere la trasformazione tecnologica della nostra economia». Bisogna accelerare sulla digitalizzazione dei processi e ripensarne l’organizzazione. E va migliorata la qualità del capitale umano, affrontando i problemi di fondo del sistema scolastico, dell’università e della ricerca: «un’istruzione migliore – ha sottolineato il governatore – rende di più, un paese che innova crea migliori e più diffuse opportunità di lavoro».

Si investe poco nella ricerca
Lo Stato investe poco in ricerca. «Nonostante l’elevata efficienza e qualità della ricerca italiana – ha ricordato il governatore – lo Stato investe nelle università circa 8 miliardi, la metà in rapporto al Pil di quanto fanno i paesi a noi più vicini». E Visco ha ricordato come anche solo lo spostamento «di una frazione modesta del bilancio pubblico» avrebbe come conseguenza «un deciso miglioramento della formazione dei giovani e della capacità di produrre innovazione».

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