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Whirlpool dopo Ilva: tutte le falle nelle versioni di Di Maio

Whirlpool e Ilva. Le analogie nella gestione delle informazioni su questi due cruciali dossier industriali da parte del ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio spiccano con evidenza dopo l’inchiesta pubblicata dal sito americano Politico sulla vicenda della multinazionale Usa degli elettrodomestici. Lo scorso settembre, il ministro anticipo’ in modo sintetico il parere dell’Avvocatura dello Stato sulla gara Ilva, primo vero test del governo su un tema centrale per l’elettorato M5S che spingeva per la chiusura dello stabilimento. Ma una volta pubblicato il parere, due settimane dopo sul sito del Mise, emerse che non conteneva in realtà un giudizio di “illegittimità” in merito alla procedura di vendita del gigante siderurgico ad ArcelorMittal.

Le informazioni su Whirlpool
La decisione di chiudere lo stabilimento di Napoli era nota al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio già ad aprile, prima delle elezioni europee del 26 maggio. Quanto rivelato da Politico, che cita due documenti, è stato confermato anche al Sole 24 Ore da fonti interne che sottolineano come fu la stessa Whirlpool a sottoporre ad aprile al Mise e in particolare alla struttura che gestisce le crisi aziendali, coordinata dal vice capo gabinetto Giorgio Sorial, una sintesi del business plan dell’investitore interessato, la Prs, basato su impianti refrigeranti con applicazioni nel settore dell’agroalimentare che furono ritenute interessanti dai tecnici che visionarono il dossier.

Sul rischio chiusura a Napoli, dove Whirlpool impiega circa 420 dipendenti, e sul possibile coinvolgimento di un nuovo investitore ci furono tre incontri in aprile che coinvolsero il ministero e Invitalia, l’agenzia che gestisce gli strumenti di incentivazione e finanziamento come il contratto di sviluppo. Il 20 aprile, riporta Politico.eu, i sindacati chiesero un incontro al ministero per l’aggiornamento semestrale previsto dall’accordo Mise-Whirlpool dell’ottobre 2018. L’incontro non fu convocato. La decisione di chiudere a Napoli fu poi comunicata dall’azienda ai sindacati il 31 maggio.

Intervistato da Radio Anch’io, il 13 giugno Di Maio affermava di non essere a conoscenza già prima del 31 maggio della decisione di chiudere il sito di Napoli, anche se si sapeva «che lo stabilimento di Napoli non se la cavava bene».
Lo stesso giorno il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon rispondeva per conto del ministro in commissione Lavoro alla Camera a una interrogazione in merito alle dichiarazioni dell’ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che in un programma televisivo per primo aveva sostenuto che Di Maio fosse al corrente della chiusura già da aprile. «Con riferimento alle dichiarazioni rilasciate da Calenda – rispondeva Durigon – specifico che le stesse sono tutte da dimostrare in quanto non trovano riscontro nelle interlocuzioni avviate con le competenti strutture del ministero dello Sviluppo economico».

Le analogie con Ilva
Notizie altamente sensibili su dossier dossier industriali strategici sono gestite in modo scientifico per limitare gli impatti sul proprio elettorato? Anche il caso Ilva aveva aperto un lungo dibattito sul tema. Di Maio, in attesa che fosse possibile pubblicare sul sito del Mise il parere richiesto dall’Avvocatura dello Stato, ne forni’ una sintesi nel corso di una conferenza stampa il 23 agosto. Secondo il governo la gara Ilva era illegittima in quanto si sarebbe configurato un “eccesso di potere” dell’amministrazione (sotto il precedente esecutivo) nel non consentire rilanci da parte della cordata alternativa ad ArcelorMittal. Ma il parere successivamente pubblicato , l’8 settembre, conteneva in realtà una valutazione differente. L’eccesso di potere si sarebbe configurato solo se l’amministrazione non avesse valutato la nuova offerta pur ritenendola utile «a una migliore tutela dell’interesse pubblico». In realtà nelle loro deduzioni i commissari motivarono la non accettazione del rilancio con la “inattendibilità” dell’offerta. In sostanza secondo l’Avvocatura la procedura non fu viziata da “eccesso di potere”.

Le opposizioni incalzano il ministro
Intanto sale il pressing delle opposizioni, secondo le quali Di Maio ha taciuto la situazione Di Whirlpool ai sindacati per superare senza impatti negativi la data delle elezioni Ue del 26 maggio. “Con Forza Italia presenteremo alla Camera una interrogazione al governo – dice Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia – e chiediamo fin da ora al ministro Di Maio di venire mercoledi’ a rispondere in occasione del question time”. Un’ulteriore interrogazione è stata annunciata da Debora Serracchiani, capogruppo Pd in commissione Lavoro, e Chiara Gribaudo, vice capogruppo Pd alla Camera. «Spero che Di Maio abbia gli strumenti per smentire – dice Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia – sarebbe di una gravità inaudita».

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