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Kombu sushi, il ristorante senza camerieri

Aperto il primo locale a Torino, i soci, due ex pr delle discoteche piemontesi, grazie al successo ottenuto, hanno creato un brand importante che oggi conta diciassette ristoranti tra Piemonte, Lombardia e Roma. Si servono 300 varietà di piatti
Kombu sushi il progetto di due ex pr oggi è una catena di diciassette ristoranti

La formula prende il nome di Easy Food: cioè pochi costi e alta qualità. Dove si trova? In Italia, in diciassette città diverse, anche se per la prima volta Kombu ha preso vita a Torino. A inventare il progetto è stato un imprenditore italiano, Daniele Bruno, oggi proprietario, insieme ad altri soci, dell'intera catena che conta diciassette punti vendita, di cui sette di proprietà e dieci in franchising. Cosa si mangia? Sushi di altissima qualità e in trecento varianti diverse all'italiana.

"Lavoravo con mio padre, nella sua azienda, settore automotive - ha raccontato in una recente intervista di Millionaire uno dei soci, Andrea Ratti -  con Daniele facevamo i pr in discoteca e io odiavo il sushi. Poi abbiamo iniziato a studiare il prodotto, tutte le sue varianti e ce ne siamo innamorati. Quindi l'idea di creare insieme un locale takeway-delivery, facilmente gestibile. Così è nato a Torino, Kombu Kreative Japanese Food".

La particolarità di questo locale è che è totalmente senza camerieri. Il personale viene utilizzato soltanto per la preparazione dove hanno il comando della situazione sushi man professionali. C'è una cucina a vista dove si può vedere tutta la preparazione sul momento, quindi i clienti prendono il necessario usa e getta con cui apparecchiano il tavolo, fanno la loro scelta dal menu, pagano, ricevono una chiavetta, che vibra quando la loro ordinazione è pronta. A quel punto, la ritirano e la portano al tavolo. Il prodotto che viene servito a tavola è curato, fresco e originale e tutto viene servito in modo veloce e sotto gli occhi degli avventori. Colpisce anche il prezzo: 16-20 euro in media per persona. In pochi anni il progetto è diventato un must, tanto che dal primo locale aperto a Torino nel 2007, oggi ne sono nati addirittura diciassette tra Piemonte, Lombardia e uno a Roma, di cui dieci sono in franchising.

Far parte della famiglia Kombu è molto semplice: basta un investimento sostenibile e la condivisione del progetto e della location con i proprietari. La società si occupa di costruire il punto vendita con la consulenza di un architetto, di pianificare e organizzare la pubblicità, di preparare i cuochi. Oggi è considerata una vera e propria opportunità di business.