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  • BUONGIORNO ITALIA! La vita è breve. Perdona in fretta, bacia lentamente, ama davvero, ridi sempre di gusto e non pentirti mai di qualsiasi cosa ti abbia fatto sorridere, oppure piangereSergio Bambarén

La rivincita del burro

di Elena Bianco
Dopo decenni di demonizzazione, il burro ritorna ad essere un alimento sano e digeribile, ovviamente se mangiato nelle giuste quantità e di buona qualità. Lo dicono le ricerche dal 2014 ad oggi.
Mangiare burro non fa male

Nel 2017 è aumentata del 12,5% la spesa per il burro delle famiglie italiane. Così stabilisce un’analisi Coldiretti - Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare). Il motivo? La recente divulgazione di studi scientifici che hanno fatto luce su questo prodotto e sulle sue proprietà nutrizionali.
Un trend alimentare positivo che questa volta è targato Stati Uniti. Ci voleva infatti una copertina clamorosa del TIME del 23 giugno 2014:  Eat Butter. Scientists labeled fat the enemy. Why they were wrong. “Mangiate burro. Gli scienziati hanno etichettato il grasso come nemico. Ecco perché si sono sbagliati”. Grazie ad essa il burro, fino a quel momento oggetto di una severa campagna di condanna in quanto grasso animale, è stato improvvisamente “riabilitato”.  Una notizia che sembra confermare le tesi della giornalista Nina Teicholz che, sempre del 2014,  nel libro The Big Fat Surprise, dimostra come a partire dagli anni ’60 la comunità scientifica avesse condannato i grassi animali a favore di una promozione di quelli vegetali voluta dall’industria alimentare statunitense.
In realtà, i particolari grassi a “catena corta” del burro si sciolgono a 30 °C, temperatura inferiore a quella del corpo umano. Questo li rende facilmente digeribili, rapidamente assimilabili e quindi particolarmente utili per chi conduce una vita attiva; è inoltre una delle poche fonti di vitamina D, importante per il metabolismo del calcio, e contiene vitamina A che favorisce la crescita, protegge le mucose e difende dalle infezioni.
La riduzione di grassi saturi (come il burro) a favore di zuccheri, carboidrati e grassi vegetali, non ha inoltre diminuito - come si pensava - né l’obesità né le malattie cardiovascolari, dato evidenziato già nel 2010 da uno studio dell’American Journal for Clinical Nutrition.
Via libera allora a pane burro e marmellata. Basta sentirsi in colpa per la mantecatura del risotto seguendo i consigli di Carlo Emilio Gadda, che raccomandava di usare “burro lodigiano di classe” e pure in dosi “quantum prodest”. Il burro prodest.