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Conegliano Valdobbiadene continua il suo percorso green

di Elena Bianco
Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco ha pubblicato l'ottava edizione del Protocollo Viticolo sulla difesa integrata della vite. Un altro passo verso Europa 2020, la strategia comunitaria di un modello di sviluppo
Le "rive", cioè i fianchi delle colline di Conegliano Valdobbiadene
Le "rive", cioè i fianchi delle colline di Conegliano Valdobbiadene

Solighetto – E’ stata pubblicata la VIII edizione del Protocollo Viticolo, che promuove un sistema virtuoso di difesa integrata della vite: con ciò il  Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG fa il punto sulle attività promosse dalle aziende vitivinicole del territorio in ambito di sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Perno dell’attività di sostenibilità del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco, il protocollo mira a creare sinergia tra l’operato del Consorzio e quello delle singole imprese per unire le forze sulla via per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo intelligente, inclusivo e sostenibile fissati dalla Strategia comunitaria di modello di sviluppo Europa 2020 (Agenda 2020).

Eliminazione progressiva delle pratiche considerate troppo impattanti, esclusione di prodotti in “lista nera”, promozione di un’agricoltura meno invasiva, lotta integrata: questi i punti cardine per le 178 aziende che aderiscono al Consorzio. Il Protocollo Viticolo, a questo proposito, ha l’obiettivo di mettere l’agricoltore nelle condizioni di utilizzare i vari metodi di gestione del vigneto, che siano chimici oppure biologici, in base alle reali esigenze della vite e del campo. Per fare questo esistono strumenti tecnici e tecnologici di raccolta dati che fotografano costantemente la situazione del vigneto.
Con il supporto del Cirve (Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia), infatti, si monitorano le specifiche azioni di sostenibilità delle singole aziende. Questi gli ultimi rilevamenti (dati 2016).  

Pratiche in vigna
69 (su 178) aziende promuovono interventi di sistemazione idraulico–agraria del terreno e di preservazione degli elementi di pregio del paesaggio vitivinicolo. Il 27% delle aziende fanno interventi di piantumazione in prossimità dei vigneti di alberi ed essenze arbustive volte ad arricchire la biodiversità del paesaggio dell’entomofauna utile e dell’ecosistema viticolo.

Nel 2016 sono stati inoltre affrontati da 84 aziende spumantistiche investimenti in energie rinnovabili, pari a un aumento del 30% nel periodo analizzato (2011-2016), risparmiando all’ambiente circostante l’emissione di alcune migliaia di tonnellate di anidride carbonica e di circa ¼ dell’energia elettrica necessaria al processo produttivo.

Inoltre  108 aziende (circa l’81%) adottano metodi di riciclo dei materiali di scarto della produzione in vigneto. Il 90% delle aziende DOCG riutilizza i sottoprodotti della trasformazione dell’uva (raspi, vinacce, fecce, ecc.) in vigneto nella fertilizzazione del terreno. I sarmenti sono utilizzati per finalità energetiche nel 20% delle imprese, mentre nel 15% sono utilizzati per l’ottenimento di compost in combinazione con vinacce.

Pratiche in cantina
Si registra un aumento del 26 % nel riutilizzo delle acque di cantina ai fini della fertirrigazione dei vigneti da parte dei produttori di spumante.
Si nota infine un lavoro di miglioramento dei packaging, sempre più eco-sostenibili (+14%), per un totale, al 2016, di 44 imprese spumantistiche DOCG su 181 (24% circa del totale); il 73% del vetro utilizzato è alleggerito e/o riciclato; il 36% delle capsule di chiusura utilizza vernici all’acqua; il 22% delle etichette sono ultrasottili, prodotte con carta FSC; il 48% dei cartoni /imballaggi sono biodegradabili e/o più leggeri e/o meno ingombranti.