Salta al contenuto principale
  • BUONGIORNO ITALIA! La vita è breve. Perdona in fretta, bacia lentamente, ama davvero, ridi sempre di gusto e non pentirti mai di qualsiasi cosa ti abbia fatto sorridere, oppure piangereSergio Bambarén

"I prodotti di nicchia venduti solo nei territori d'origine"

di Bruno Stefanat
"Solo in questo modo si può creare un potente volano anche per il turismo, oltre a far conoscere le meraviglie d'Italia", dice Davide Paolini, patron di Gourmandia, che si conferma tra i migliori appuntamenti del buon cibo artigianale
"I prodotti di nicchia venduti solo nei territori d'origine"

Santa Lucia di Piave (Treviso) - Il gastronauta Davide Paolini, regista di Gourmandia - 200 artigiani del gusto di tutta Italia presenti fino a lunedì 14 maggio con le loro eccellenze alle Fiere di Santa Lucia di Piave - descrive senza mezzi termini a Corrierequotidiano.it luci e ombre dell'agroalimentare italiano. Un settore apparentemente in buona salute (200 miliardi il fatturato annuo) ma che necessita di stare al passo con la rapida evoluzione del mercato.

Barilla, Ferrero e Lavazza sono le uniche grandi industrie alimentari ancora in mano a italiani, e Ferrero produce semmai alimenti da dopocena e da dopopranzo, o da intrattenimento. Lavazza è l'esempio di come rimaniamo grandi trasformatori di materie prime, ma è inspiegabile perché non esista allora, nel mondo, una caffetteria italiana”. Così come, aggiunge Paolini, non esiste una catena internazionale di ristorazione davvero italiana, con materie prime italiane: quelle che vanno oggi per la maggiore, Tagliatelle e Vapiano, sono paradossalmente in mano a romeni e tedeschi, non usano prodotti italiani né hanno personale italiano.

Altra grande carenza è una grande distribuzione organizzata italiana, sul modello, ad esempio, della francese Auchan. Se non si lavora su caffetteria, ristorazione e distribuzione l'agroalimentare italiano, una vera e propria icona che attrae i consumatori di tutto il mondo, resterà in un collo di bottiglia”.

Ulteriore problema è una certa incapacità, del tutto italiana, di fare “marca”, cioè di unire le forze e penetrare stabilmente con incisività nel mercato mondiale come avviene per Bourgogne, Champagne Bordeaux. In altre parole, in Italia ci sono molti brand di eccellenza ma poche o nessuna marca, se si fa eccezione per il Prosecco che è fenomeno mondiale, ma presenta oggi un eccessivo ampliamento delle zone di produzione. “Dop e Igp, nati come marchi di garanzia e genuinità, necessitano di una revisione” precisa Paolini. “Si sono allargate troppo le maglie, i consorzi sono troppi e i prodotti artigianali e biodiversi, capaci di creare indotto e ricchezza nel territorio, ne soffrono. Ho una proposta: vendere i prodotti di nicchia, presenti in ogni angolo d'Italia e praticamente impossibili da esportare per quantità e materie prime limitate, esclusivamente nella zona di origine. Si creerà così un volano per il turismo e si faranno conoscere territori bellissimi e misconosciuti”.

Ma cosa s'intende per prodotto artigianale? “Un prodotto per il quale si investono tutte le possibili energie salvaguardando la qualità e la non riproducibilità, con la conseguente difesa dai numerosi cloni del made in Italy. Ho creduto in questo già 14 anni fa creando a Firenze Taste Pitti, e poi Milano Golosa: arrivarono buyers da tutto il mondo e molti produttori sono cresciuti grazie a questi eventi”.

Intanto Gourmandia procede verso l'ennesimo successo di pubblico: tra sabato e domenica si sono svolti gustosi show cooking e sono stati consegnati premi a produttori e ristoratori. Uno dei più significativi, quello per la miglior cantina di Alpe-Adria, è andato al ristorante “Da Nando” di Mortegliano (Udine), un esempio della sapiente e tradizionale ristorazione italiana a gestione familiare che incontra, purtroppo, tutte le difficoltà legate alla burocrazia e al costo delle materie prima. Ivan Uanetto, il titolare, ha presentato con lo chef Loris Bearzi un piatto a base dello speciale tartufo nero che ancor oggi si raccoglie nel territorio dell'antica foresta lupanica che si estendeva dal fiume Livenza all'Isonzo, sul confine orientale.