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Enogastronomia

Dall’Europa ai Continenti: la ‘strada’ del successo dei vini valdostani

In CIna arrivano, ogni anno, nove miliardi di vino richiesto in molti Stati del mondo. E, tra l’altro, le richieste sono in continuo aumento.

AOSTA. Gli ‘States’, innanzitutto, ma anche il Giappone, Canada e, recente gradita ‘affiliata’ ,Singapore, la città -Stato nell’estrema punta meridionale della penisola malese.

  Luoghi del mondo in cui approdano i vini valdostani, preziosi alleati delle diverse tradizioni gastronomiche, abbinati, con grande estro, ad una infinita varietà di piatti. La graduale riscoperta dei vini di montagna ha incentivato i produttori ad aumentare i quantitativi delle varie qualità, soddisfacendo le richieste di un mercato in lusinghiera crescita. Sono finiti i tempi in cui la scelta era arroccata su vini pesanti, strutturati. L’alba del Terzo millennio e con la presenza  mondiale di Internet hanno garantito ai vini valdostani una svolta commerciale di notevole spessore.

 “Esportiamo una media di 25 mila bottiglie all’anno negli Stati Uniti  – dice Vincent  Grosjean, titolare di una delle aziende più affermate  in Valle d’Aosta -. La richiesta privilegia il ‘Premette’, un ‘rosso’ chiaro, di qualità molto pregiata, il cui vitigno è di difficile coltivazione”. Grosjean ammette quanto, fino a poco tempo fa, fosse impensabile commercializzare questa ‘etichetta’ negli USA. “Oggi – afferma – sono almeno una ventina le aziende valdostane che spediscono questo vino in quel continente”.

 Non meno allettanti i contatti commerciali con il Giappone. Un mercato in crescita e, secondo gli esperti del settore un mercato intelligente, di alta qualità”. Petite Arvine’, ‘Fumin’, ‘Torrette’, ‘vanno per la maggiore’, dice Grosjean, puntualizzando un particolare: “Parliamo di un mercato difficile, ma ci contiamo molto. Ad oggi, siamo sulle 3  mila bottiglie all’anno suddivise in 70 cartoni per volta”.

  Il regime di monopolio sancito dal Canada per quanto attiene al vino complica le spedizioni. Una burocrazia rigidissima disincentiva la stipulazione di contratti, a fronte di una richiesta in significativo aumento. Si riducono, pertanto, a tre i vini spediti in questo Stato del Nord America. Cornalin, Fumin e Torrette. Stop. Non ci pervengono altre richieste – garantisce uno dei titolari di ‘Vini Grosjean’ -.Riusciamo, comunque, a facilitare gli invii delle bottiglie affidandoci a ditte specializzate”.

   Maledette gelate primaverili!. Compromesso, a livelli allarmanti, il raccolto. Vigneti devastati, Danni ingentissimi per i viticoltori. Risultato:le ‘etichette’ richieste dall’Australia sono state dimezzate. “La speranza attuale si chiama Singapore” , anticipa Grosjean, nella certezza che gli abitanti di questa zona del mondo abbiano conosciuto i vini valdostani attraverso altri mercati. Scambi commerciali con gli Stati Uniti  possono aver influito nell’assaggio di questo prelibato prodotto, incentivandone la richiesta. “Un nuovo cliente che promette bene”,, parola di Grosjean.

 L’Europa non sta a guardare. Francia e Svizzera nelle aree frontaliere sono, da molti anni, ottimi clienti delle aziende vinicole regionali. “Siamo stati contattati anche da cittadini di Lione e Parigi”, asserisce Vincent Grosjean, confessando, per contro, le difficoltà commerciali incontrate nel nostro Bel Paese dove la recessione non ha ancora allentato la presa.

  E la Cina, tra le più grandi potenze commerciali del mondo? “Un mercato molto difficile da aprire per l’enorme quantità richiesta. Non riusciamo a soddisfarla. Stiamo, in ogni caso, tentando un contatto”, conclude uno dei titolari di ‘Vini Grosjean,.

 

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