(ANSA) – ROMA, 4 MAG – Futuro incerto per oltre 6 aziende su 10 con una fase 2 che potrebbe durare 6-12 mesi. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Università Roma 3 commissionata da Unione Italiana Food, che descrive l’impatto del coronavirus sull’alimentare italiano raccogliendo i giudizi di circa 120 grandi, medie e piccole aziende alimentari. Secondo la ricerca, 6 imprese su 10 denunciano un calo di produzione e fatturato, con punte dal 20% al 30%, e sono preoccupate per gli effetti a lungo termine del blocco dell’economia.

Per il 61%, infatti, il Covid-19 avrà un impatto “elevato” o “molto elevato” sul suo futuro e occorrerà puntare tutto sulla forza del made in Italy, sull’innovazione e sui mercati esteri, auspicando il sostegno delle Istituzioni. Per fronteggiare il Covid-19, 8 aziende alimentari su 10 (79%) hanno promosso lo smart working e se un’azienda su 3 (33%) ha aumentato la produzione, molte di più (53%) l’hanno ridotta o hanno limitato il numero di referenze (33%).

Da questa crisi le aziende non usciranno solo con le loro forze. Interrogati sulle misure e gli ambiti di intervento utili a superare la crisi, il 44% del campione invoca un maggior supporto economico alle imprese, il 13% sgravi fiscali e l’11% chiede al governo azioni per il rilancio dei consumi e il supporto alla filiera. La ricerca, condotta ad aprile, mette in evidenza anche il senso di responsabilità degli addetti del comparto, come anche il buon sistema di relazioni industriali comune a tutta l’industria alimentare; il 70,4% del campione, infatti, ha riscontrato “variazioni nulle o marginali” del tasso di assenteismo dei lavoratori durante l’emergenza; un impegno premiato da 6 aziende su 10 con riconoscimenti e incentivi per il personale o si stanno attrezzando per farlo. (ANSA).

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