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Florovivaisti italiani a confronto su Xylella e ambiente

ALBENGA (SAVONA) – Contrastare pericolose fitopatie come la Xylella, che mettono a rischio la produttività delle imprese vivaistiche puntando su ricerca e efficaci strumenti normativi, ma anche un rinnovato impegno verso l’ambiente. Questi i temi affrontati dalla neonata Associazione dei Florovivaisti Italiani alla tradizionale Festa dell’agricoltura organizzata da Cia Liguria.

La diffusione del batterio Xylella, che ha devastato gli ulivi in Puglia e inferto danni all’intero comparto florovivaistico nazionale,

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è da imputare, secondo l’Associazione, sia agli scarsi controlli alle frontiere, che causano l’importazione di malattie da quarantena, sia alla normativa vigente.

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Negli ultimi anni, lo sviluppo degli scambi commerciali e i mutamenti climatici hanno favorito lo spostamento di microrganismi e insetti, permettendo l’ingresso di specie aliene nocive extra-europee. Le uniche armi disponili sono il contrasto immediato e la sorveglianza, per questo l’Unione europea ha approvato un nuovo regolamento fitosanitario a livello comunitario.

“Fondamentale capire cosa accadrà con l’entrata in vigore, a dicembre 2019, del regolamento UE – sottolinea Aldo Alberto, presidente dell’Associazione Florovivaisti Italiani -. In attesa di conoscere le linee guida del Ministero, infatti, temiamo che le nuove norme in materia di tracciabilità complichino la vita delle imprese: da qui la necessità di fare chiarezza il più possibile, per non trovarci impreparati all’entrata in vigore della nuova normativa europea”.

I florovivaisti rilanceranno anche l’impegno verso l’ambiente con i certificati bianchi o titoli di efficienza energetica. Il florovivaismo rappresenta in Italia il 5% della produzione agricola totale e si estende su una superficie di quasi 30mila ettari, contando 21mila aziende (100mila addetti), di cui 14mila coltivano fiori e piante in vaso e 7mila sono vivai.

Il settore vale circa 2,5 miliardi di euro, di cui il 55% va attribuito ai prodotti vivaistici (alberi e arbusti). I maggiori produttori si trovano in Liguria, Toscana, Campania e Sicilia.

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