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Aria nuova in Arabia Saudita: mano tesa anche a Israele

di Marco Restelli
Dopo l'alleanza con gli Usa, Riad apre a Gerusalemme. Sempre in chiave anti-Iran. Così il principe ereditario della monarchia saudita cerca di ridisegnare il Medio Oriente. Offrirà una chance alla pace? E quale futuro per i palestinesi?
Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, Principe ereditario al trono dell'Arabia Saudita
Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, Principe ereditario al trono dell'Arabia Saudita

«Credo che ogni persona, ovunque sia, abbia il diritto di vivere in una nazione pacifica. Credo che palestinesi e israeliani abbiano il diritto di avere la propria terra». Se questa affermazione provenisse da un politico europeo non farebbe notizia. Fa scalpore e fa discutere, invece, perché queste parole - che chiaramente contengono una legittimazione dello Stato di Israele - sono state pronunciate da uno dei più importanti esponenti politici del mondo arabo: Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, Principe ereditario al trono dell'Arabia Saudita, Vice Primo Ministro, presidente del Consiglio per gli affari economici...ma soprattutto, a soli 32 anni, vero "uomo forte" del regno saudita, nonché il più giovane Ministro della Difesa al mondo.

Il Principe ereditario dell'Arabia Saudita ha fatto questa dichiarazione in un'intervista alla rivista statunitense The Atlantic (che potete leggere cliccando qui)Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd ha assicurato anche di non avere «nessuna obiezione religiosa» sull'esistenza di Israele. Ha poi spiegato che le uniche «preoccupazioni religiose» dei sauditi riguardano il destino della Spianata delle Moschee a Gerusalemme est, annessa da Israele, che è il terzo sito più sacro dell'Islam (e il primo per l'Ebraismo. Gli ebrei lo chiamano Spianata del Tempio perché lì sorgeva il Tempio di Salomone e alla sua base c'è quello che oggi è noto come Muro del Pianto). Inoltre, dopo avere ricordato la preoccupazione saudita per «i diritti dei palestinesi", il figlio del monarca saudita ha aggiunto: «il nostro Paese non ha problemi con gli ebrei». 

C'è da dire che l'intervista alla rivista americana The Atlantic è stata concessa da principe saudita prima che scoppiassero le violenze fra dimostranti palestinesi ed esercito israeliano al confine della Striscia di Gaza, violenze che hanno provocato finora la morte di 17 palestinesi uccisi dall'esercito alla frontiera. È possibile che, se l'intervista fosse stata rilasciata dopo gli scontri, il principe saudita avrebbe usato toni o linguaggi diversi, pur mantenendo la sostanza delle proprie dichiarazioni. In ogni caso, alla radice di tali dichiarazioni sta sicuramente anche la rinnovata alleanza politico-militare fra la corona saudita e l'America di Donald Trump. Quest'ultima ha appena posto il veto, nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu, a una risoluzione di condanna dell'esercito israeliano per i palestinesi uccisi. Il Consiglio di Sicurezza si è limitato ad adottare una risoluzione che chiede «un'indagine indipendente e trasparente» sulle violenze.

Nel corso dell'intervista al magazine americano il Principe ereditario saudita ha fatto anche pesanti attacchi all'Iran, paragonando la leadership iraniana a quella della Germania nazista di Hitler.
Questa dichiarazione rientra in un doppio quadro:
1) alleanza saudita-americana in chiave anti-Iran. Basta ricordare la sconfessione operata da Trump dell'accordo nucleare con l'Iran siglato da Barack Obama.
2) Concorrenza aspra e diretta fra Arabia Saudita e Iran per la leadership nel mondo islamico. In Medio Oriente infatti è in corso da tempo una partita a scacchi fra queste due potenze regionali, e la partita si gioca senza esclusione di colpi.  
I due contendenti sono contrapposti da interessi geopolitici ed economici più ancora che da differenze religiose. Arabia Saudita (sunnita) e Iran (sciita) si contendono da decenni la supremazia della regione e giocano muovendo come pezzi sulla scacchiera mediorientale regimi vassalli e partiti politici. I due giocatori si combattono "per procura" in Siria, in Iraq, in Yemen.
l'Arabia Saudita si è riposizionata: prima nei confronti degli Usa, ora nei confronti di Israele. 
Lo scontro Arabia Saudita-Iran è destinato a durare. Bisognerà vedere come cambierà il volto del Medio Oriente. Se questa politica offrirà un'opportunità alla pace della tormentata regione. E un futuro civile ai palestinesi.