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Croazia e Serbia: via al riarmo nei Balcani

di Antonio Devetag
Nuove forniture di elicotteri e aerei in un continuo botta e risposta tra Zagabria e Belgrado, alimentato dalle mire egemoniche delle Grandi potenze. In Ungheria si vota oggi
Elicotteri Kiowas Warriors
Elicotteri Kiowas Warriors

Non c’è pace per i Balcani dove continua la botta e risposta al riarmo tra Croazia e Serbia, una rivalità dietro alla quale si nasconde il gioco delle grandi potenze. Zagabria ha fatto un acquisto importante, 12 caccia F 16 che ha comprato da Israele, che si aggiungono ai 16 elicotteri da combattimento  Kiowa Warriors mentre fin dal 2016 Washington ha fornito alla Croazia 16 batterie semoventi in grado di lanciare missili con portata di 300 chilometri.

F 16 israeliani
F 16 israeliani

Una minaccia, per Belgrado, che guarda con sempre maggiore simpatia alla Russia cui la nazione balcanica è legata da una secolare amicizia per le comuni radici slavo-ortodosse. E Putin non rinuncia a correre in aiuto all’amico serbo: sono in arrivo i sistemi di difesa antiaerea S300  e non è ancora accantonata l’idea di fornire l’aviazione serba dei nuovissimi  Mig 35, anche se per ora sembra che Belgrado acquisterà Mg 29 opportunamente rinnovati dalla Bielorussia.

Lo scacchiere balcanico vede muoversi attivamente Stati Uniti e Russia: entrambe le potenze giocano su le proprie carte su uno scenario potenzialmente pericoloso: non dimentichiamo che poco più di vent’anni or sono le truppe gli eserciti croato e serbo combatterono ferocemente segnando la fine del periodo di pace in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale.

La Serbia, fortemente nazionalista come altri paesi dell’area soffre della sindrome da accerchiamento: a sud il problema del Kosovo e le irritanti ambizioni di Tirana e della  Grande Albania; sulla sua preziosa regione della Voivodina ricade l’ombra della pesante influenza ungherese, che ha concesso la doppia cittadinanza alla consistente minoranza magiara della zona; il Montenegro, un tempo parte integrante della Serbia, erede della Jugoslavia, è considerato ormai de facto membro della Nato; della Croazia abbiamo detto.

MI 17 russi
MI 17 russi

Dal Baltico al Mar Nero – vedi Ucraina  -  è tutto un tintinnare di sciabole al quale il nostro Paese sta prestando  una  discreta attenzione. Le elezioni in Ungheria di oggi, domenica 8 aprile, se vedranno come sembra la vittoria di Viktor Orban, costringeranno tutti gli attori che operano nei Balcani a una redistribuzione delle carte nel grande gioco  dell’Europa Centrale, creando seri problemi soprattutto a Bruxelles.

Antonio Devetag