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In Ungheria stravince la “democratura”

di Antonio Devetag
Un’affluenza record pari al 70 per cento consegna la maggioranza assoluta al Fidesz, partito del leader Viktor Orban, inviso alle grandi cancellerie europee. Per la Ue problemi in vista
Viktor Orban
Viktor Orban

Viktor Orban vince le elezioni in Ungheria con il 49,5 per cento  ( mancano i voti dei residenti all'estero, che non dovrebbero comunque alterare il risultato) e il suo partito conservatore Fidesz conquista la maggioranza assoluta che diventa addirittura i due terzi della Camera dei deputati se dovesse allearsi con l’altro partito di destra, lo Jobbik che avanza fino al 20 per cento, condannando all’irrilevanza l’alleanza socialisti-verdi, che non raggiungono il  12 per cento.

Le prime parole di Orban sono state in merito alla “difesa dell’Ungheria”, della sua cultura, delle sue tradizioni, soprattutto contro il “pericolo mortale” dell’immigrazione e il ricollocamento obbligatorio imposto da Bruxelles.

La grande affluenza alle urne che ha superato il 70 per cento contro il 62% del 2014 aveva fatto ipotizzare un voto di protesta e quindi un ridimensionamento di Orban e della sua “democratura”, mix di democrazia e dittatura, ma così non è stato. Il presidente uscente gode invece di un consenso addirittura insperato che probabilmente farà pesare sui futuri assetti dell’Unione Europea.

Non è un segreto che Orban può contare su importanti affinità elettive, basate sul decisionismo e sulla difesa dell'identità nazionale, sia con il presidente degli Usa Trump sia con il russo Putin: finora il leader ungherese ha impostato una certa equidistanza  tra le due grandi potenze e pur criticando fortemente il politically correct che guida le azioni della Unione Europea non ha mai portato il suo dissenso fino alla rottura.

Quel che è certo è che non si può più pensare alle politiche europee soprattutto in termini di migrazione e politica estera senza tenere conto delle posizioni spesso intransigenti di un blocco di nazioni dell’ex Europa Comunista ( Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, cui si può aggiungere anche l'Austria). Soprattutto dopo la netta vittoria di Orban.

 

Antonio Devetag