Salta al contenuto principale
  • BUONGIORNO ITALIA! Se parli con un uomo in una lingua a lui comprensibile, arriverai alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, arriverai al suo cuoreNelson Mandela

Viktor Orban e l’Altra Europa: maneggiare con cura

di Antonio Devetag
E non demonizzare. Anche perché le questioni sollevate dal leader ungherese assomigliano molto a quelle che hanno portato alla vittoria Lega e M5S in Italia
Orban e Putin
Orban e Putin

Milano - E’ inutile e fuorviante usare per quel che accade nei Paesi dell’Europa ex sovietica con il metro occidentale: quel che è dato per acquisito a Bruxelles, democrazia, diritti, politically correct, non viene recepito allo stesso modo in nazioni di freschissimo conio e adolescenziale democrazia, tanto giovane da non aver assimilato ancora l’arte del compromesso e della mediazione così cara a un Andreotti, ma  paralizzante se portata all'estenuazione.

E’ il caso della vittoria di Viktor Orban:  la grande partecipazione al voto (70 per cento) degli ungheresi aveva fatto sperare la gran pate dei media dell’Europa occidentale in un ridimensionamento del leader  magiaro, inviso da Merkel e Macron. Alla fine il suo partito Fidesz otterrà 134 seggi su 199, risultato che gli consentirebbe di modificare la Costituzione.

Ha puntato sulla paura- narrano da mesi i quotidiani europei e americani  – senza tenere conto però degli indubbi risultati ottenuti dal suo governo che vedono una tendenza ormai stabilizzata alla crescita del Pil e al calo della disoccupazione.

Un dato positivo che accomuna l’Ungheria a Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, unite nel “gruppo di Visegrad”. Le quattro "tigri" dell’Est, il cui Pil segna un aumento intorno al 3 per cento, che per la Polonia raggiunge quasi il 4.

Piuttosto che demonizzare queste nazioni sarebbe opportuno capire che il consenso dei loro governi deriva da leader e movimenti politici che intercettano umori, tendenze e soprattutto malumori dei cittadini, in nome di un nazionalismo senza soverchi complessi che deriva da un forte, storico senso identitario.

Valori identitari che si traducono in un contatto diretto, quasi intimo con i cittadini, mediante la creazione di un “nemico” sul quale riversare le negatività (le politiche finanziarie e migratorie dell’Unione Europea) articolando un mood che in Italia ha segnato il successo di Lega e Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni.

Orban ha già promesso che dedicherà all’Europa una parte importante della sua attività politica. Senza una reale autocritica sulla prevalenza della burocrazia e del dirigismo talvolta acefalo della UE, senza un rilancio  sostanziale dell’ideale europeo, senza una politica unitaria sul fronte del problema immigrati – come del resto chiesto più volte dal governo italiano -  è possibile che la linea del gruppo di Visegrad continui a fare proseliti.

Antonio Devetag