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8chan, il “forum più libero” dove Tarrant ha annunciato la strage

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In principio fu 4chan, un forum nato nel 2003 da appassionati di fumetti e cartoni animati giapponesi per scambiarsi immagini e opinioni. Il sito si espanse presto in maniera vertiginosa e incontrollabile, ospitando discussioni sugli argomenti più disparati e diventando la fonte di tutti i maggiori fenomeni da Internet degli ultimi anni, dai meme più innocui alla propaganda della alt-right, l’inafferrabile coacervo di suprematisti bianchi, estremisti di destra veri o presunti e troll puri e semplici che si dà appuntamento su /pol/, una delle sezioni più seguite.

È su /pol/ che un innocuo personaggio dei fumetti utilizzato per esprimere gli stati d’animo più disparati, ‘Pepe le rana’, è diventato il simbolo della alt-right. È su /pol/ che si coordinano le ‘armate di troll’ di Andrew Anglin, il curatore del seguitissimo blog neonazista ‘The Daily Stormer’ (oggi dotatosi anche di un’edizione italiana), ovvero colui che ha trasformato i meme in uno strumento di lotta politica. È su /pol/ che è stata elaborata la montatura del Pizzagate, che avrebbe potuto condurre a sua volta a un massacro. Ed è su /pol/ che Brenton Tarrant ha annunciato la strage costata la vita a 49 musulmani in Nuova Zelanda.

A esser precisi, il forum dove il killer australiano ha comunicato le sue intenzioni, pubblicato il suo manifesto e fornito i link per seguire la sua impresa diretta è 8chan, dove è presente una sezione /pol/ da toni e contenuti analoghi al forum omonimo presente su 4chan. La differenza è che su 4chan i moderatori ci sono e un post come il suo avrebbe spinto forse qualcuno ad avvertire le forze dell’ordine o quantomeno a cancellare subito. Su 8chan invece il moderatore della discussione è colui che la apre e, se la discussione resta inattiva per più di una settimana, chiunque può sostituirlo.

Una scissione nel nome del “libero pensiero”

8chan era nato infatti nel 2013 da una ‘scissione’ di utenti di 4chan che ritenevano la vecchia piattaforma non abbastanza libera. A far espandere 8chan, diventato la seconda imageboard più frequentata del web dopo 4chan, fu il Gamergate, la controversia sull’ingresso delle donne nell’industria dei videogame che si concluse con una vera e propria persecuzione ai danni di alcune sviluppatrici coinvolte nella vicenda.

Spostatosi lo scontro dalla vita virtuale a quella reale (ammesso che il confine esista), 4chan bandì le discussioni sull’argomento, che si spostarono su 8chan, il forum più libero di tutti, dove nessuno censura mai niente. Nemmeno le board dove vengono scambiate immagini di bambini sessualizzate o link che rimandano a siti dove si può scambiare materiale pedopornografico (l’unico limite è la pubblicazione di materiale contrario alle leggi degli Stati Uniti).

“È il prezzo della libertà di parola”, spiegò il fondatore di 8chan, Fredrick Brennan, sviluppatore costretto sin dall’infanzia su una sedia a rotelle dall’osteogenesi imperfetta, una malattia genetica che rende le ossa fragili e facilmente soggette a fratture.

Nascita di una sottocultura

Per quanto riguarda Tarrant, sembra valida la formula che è stata usata tante volte per i terroristi islamici: “Si è radicalizzato su internet”. A leggere il suo manifesto, si individuano infatti luoghi comuni ricorrenti nelle conversazioni su /pol/, dove si è costituita una sottocultura estremista autonoma e quasi del tutto aliena rispetto al radicalismo di destra classico, una sottocultura he si abbevera a teorie della cospirazione vecchie e ne inventa di nuove.

Tra questi ‘topoi’ si possono citare l’ammirazione per la Cina di Xi Jinping, vista come potere autoritario e tradizionalista (cosa che farebbe accapponare la pelle a un fascista tout-court), l’odio per Angela Merkel, considerata l’architetta della ‘grande sostituzione’ etnica ispirata all’immarcescibile ‘Piano Kalergi’, o l’esaltazione di Donald Trump come campione della razza bianca.

Leader politici che, nella loro complessità, vengono distorti e semplificati fino a diventare meme, e che come meme vengono amati, odiati o, casomai, votati (Anglin ha rivendicato di aver portato Trump alla Casa Bianca ‘a colpi di meme’ ed è una millanteria fino a un certo punto). Un meme era diventato Luca Traini, protagonista di decine di fotomontaggi che lo ritraevano nelle fogge piu’ disparate. E un meme era ‘remove kebab’, frasetta citata sempre dagli ‘anon’ quando si trattava di picchiare sull’islamico.

Non si può dire che internet abbia armato la mano di Tarrant, nè che senza /pol/ l’australiano non avrebbe mai commesso la strage. Di una cosa invece possiamo essere sicuri: senza la sottocultura coagulatasi nelle ‘chan’, Tarrant non avrebbe mai scritto certi nomi sui suoi fucili, nè avrebbe mai scoperto quella canzoncina con cui i miliziani onoravano Karazdic.

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