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A che punto è la crisi in Venezuela

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Otto giorni dopo il giuramento ad interim di Juan Guaidó come presidente ad interim, la tensione continua a salire in Venezuela. La polizia di Nicolas Maduro si è presentata a casa dell’autoproclamato presidente venezuelano, che da settimane lo sfida: “Cercano di intimidirmi”, ha denunciato Guaidó’, interrompendo un discorso che teneva all’università. Poi si è precipitato a casa, dove c’era la figlia di neanche due anni, chiedendo ai diplomatici in loco di accompagnarlo. Pochi minuti dopo ne è uscito, con la bimba in braccio e la moglie, Fabiana Rosales, a fianco. “La famiglia è sacra”, ha detto, intimando di non oltrepassare “le linee rosse”.

Poco prima, Guaidó aveva presentato il suo “Piano Paese” per trarre fuori il Venezuela dalla debacle economica. Washington ha detto di avere 20 milioni di dollari pronti per consegnare cibo e medicine, ma Maduro, che attribuisce la crisi alle sanzioni statunitensi, sostiene che l’aiuto umanitario è la porta per l’intervento militare.

L’Europarlamento riconosce Guaidó presidente

Nel tentativo di dipanare la crisi e arrivare a nuove elezioni, l’Ue ha creato un ‘gruppo di contatto’ di Paesi europei e latinoamericani per lavorare “nell’arco di 90 giorni” a nuove elezioni. Sotto la pressione di Italia, Francia, Germania, Spagna e Olanda, l’Ue ha anticipato il piano che partirà da subito: la prima riunione, ha reso noto il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, sarà già la prossima settimana. Guaidó pero’ incassa il ‘placet’ del Parlamento europeo che stamane ha votato a larga maggioranza (astenuti i deputati del Movimento 5 Stelle e la Lega) una risoluzione nella quale lo riconosce come legittimo presidente: è la prima istituzione europea a farlo, il che aumenta la pressione sui Paesi dell’Unione perché facciano altrettanto.

Quel Boeing atterrato a Caracas

Il presidente ad interim sostiene anche di aver avuto “contatti segreti” con alcuni esponenti di primo piano delle forze armate venezuelane. Il sostegno dell’esercito, finora schierato senza esitazioni accanto a Maduro, continua a rimanere cruciale per un cambio di governo. Ma finora non si vedono segnali. La notizia positiva è che sono stati liberati i tre giornalisti della Efe (due colombiani e uno spagnolo) e i due francesi fermati ieri. 

Intanto, Maduro cerca ossigeno: avrebbe venduto all’estero 30 tonnellate d’oro per 1,2 miliardi di dollari. A questo, secondo il quotidiano russo Novaja Gazeta, è servito il Boeing 757 atterrato ieri a Caracas, la cui presenza era stata liquidata dal Cremlino come gossip. L’aereo, invece, era arrivato da Mosca dopo una tappa a Dubai (dove l’oro è stato ceduto ai funzionari della Banca centrale degli Emirati) e prima ancora in Marocco e a Capo Verde. A Dubai sono stati caricati i contanti, trasferiti infine a Caracas

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