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A Helsinki hanno realizzato il tetto di cittadinanza

A Helsinki hanno realizzato il tetto di cittadinanza

 Afp

 Helsinki

Mentre l’Italia è stretta nella morsa del freddo dei giorni della merla, a battere i denti sono soprattutto gli oltre 50 mila senzatetto che vivono nel Paese. Secondo gli ultimi dati Istat relativi al 2015, infatti, la maggior parte si concentra al Nord che stamattina si è svegliato sotto una coltre di neve. E Milano è la prima città per numero con circa 12 mila clochard (segue Roma con 8 mila e Palermo con 3 mila). C’è chi ne fa una questione di decoro e chi di umanità, ma tutti concordano su un punto: nessuno dovrebbe vivere per strada. Soprattutto con queste temperature. Un problema che sembra annoso e di difficile soluzione ma che Helsinki è riuscita a sradicare. “Ricordo che da piccola lungo le strade c’erano centinaia, migliaia di senzatetto. Ora non ce ne è più nemmeno uno”, assicura alla BBC la vicesindaco Sanna Vesikansa. Ecco come ci sono riusciti.

“Prima la casa”

Negli ultimi 30 anni risolvere il problema dei clochard è stato l’obiettivo di tutti i governi che si sono succeduti in Finlandia. Nel 1987 il Paese contava 18 mila senzatetto, oggi sono 6.600 le persone che non hanno una casa. Di queste, la maggior parte vive con amici o parenti o in sistemazioni temporanee. Solo un numero piccolissimo ancora vive in strada. La svolta è arrivata nel 2007 quando il governo ha messo a punto un programma basato sul principio “Housing First” (Prima la casa).

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In pratica, attraverso alcune organizzazioni, il governo offre ai senzatetto una sistemazione permanente e indipendente prima possibile. Poi a queste persone viene fornito un sostegno, una figura che insegni loro un mestiere o che li istruisca. Per quanto riguarda l’affitto, in molto casi gli ex senzatetto contribuiscono in una piccola percentuale attraverso i sussidi ottenuti dallo Stato. L’Housing First offre aiuto incondizionato, non importa se chi lo riceve è un alcolizzato o se assume droga. Il piano vuole rappresentare una seconda chance per chiunque, a patto che lavori con il team di sostegno e aiuto per riprendere in mano la propria vita.

Quali vantaggi si ottengono

Secondo quanto riporta sul suo sito web la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.Psd), “molti studi nel corso degli ultimi vent’anni hanno dimostrato gli effetti positivi del modello Housing First (HF) a diversi livelli”. Eccone alcuni:

  • L’80% delle persone riesce a mantenere la casa a due anni dall’inserimento del programma di housing first.
  • La riduzione dell’uso di droga o alcol è alta tra le persone che rimangono supportate dal programma.
  • La disponibilità di una casa propria incide positivamente sul benessere psico fisico della persona riducendo le spese per cure mediche e medicinali.
  • L’effetto “inclusione sociale” è migliorato dalle opportunità che la casa, come luogo di cura di sé, di identità e di appartenenza ad una comunità, offre alla persona.

Sebbene l’inserimento occupazionale rimanga un nodo critico (e anche poco indagato dalla ricerche sull’HF), alcune ricerche hanno evidenziato come la persona possa auspicare ad un coinvolgimento nel mercato del lavoro grazie ad un processo di auto-stima ed empowerment che l’alloggio può offrire.

Quanto costa?

Ma c’è un rovescio della medaglia. Il piano non è stato economico. Tutt’altro: per questo progetto la Finlandia ha speso negli ultimi 10 anni circa 300 milioni di euro per circa 3.500 case e 300 lavoratori. Ma sono soldi ben spesi, spiega ancora la vicesindaco:  “La strategia paga a lungo termine. Togliere queste persone dalla strada non è solo un obbligo morale ma anche un benefico economico. I senzatetto si ammalano di più e muoiono prima, con costi più elevati per la Sanità”. 

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Dello stesso avviso è anche la Fio.Psd: “Molte ricerche si sono concentrate sulla riduzione dei costi di gestione dell’HF per l’amministrazione pubblica e per il contribuente rispetto all’inclusione a scalini. Il progetto non necessita di un’offerta di housing dedicata ma sono sufficienti appartamenti idonei ad ospitare le persone che entrano nel programma, le quali compartecipano al pagamento dell’affitto utilizzando, laddove esiste, una parte del proprio reddito minimo o indennità.

Inoltre, l’approccio HF riduce l’utilizzo di posti letto nei dormitori, ostelli e l’ingresso in pronto soccorso (rappresentando un risparmio del 50% dei costi per l’amministrazione e la sanità pubblica). Infine si abbassa la probabilità di delinquere ed essere arrestati (rappresentando così un risparmio anche per il contribuente)”.

L’Housing first in Italia

Sebbene a macchia di leopardo l’Housing First è presente anche in Italia dal 2014, con l’arrivo del Network Housing First Italia, prima rete nazionale per la sua sperimentazione. A promuoverlo fio.PSD – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora – nell’ambito di un più ampio impegno a livello internazionale nel contrastare il vivere senza dimora. All’inizio della sperimentazione, aderirono alla rete oltre 50 realtà che operano nel sociale: oggi, terminata la prima fase, sono 35 le progettualità attive, condotte da una rete di Enti pubblici e privati, realtà del terzo settore, diocesi con relative Caritas, in ben 10 regioni italiane del centro-Nord più Calabria e Sicilia, per 27 città coinvolte in totale.

A Milano e in Lombardia sono 6 le realtà attualmente impegnate, anche dopo la prima fase sperimentale, in progetti di Housing First: Caritas Ambrosiana, Comunità Progetto, Opera Bonomelli (Bergamo), Opera San Francesco per i Poveri, Progetto Arca, La Rete (Brescia).

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