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Alfie Evans non è più tra noi. Il padre su Facebook: “Il mio piccolo gladiatore è volato via”

Il bimbo, affetto da una malattia neurodegenerativa, è deceduto questa notte, 5 giorni dopo che gli era stato staccato il respiratore. I genitori: “Gli sono spuntate le ali ed è volato in cielo”. Il suo esempio perché ciò non accada più

Londra (Regno Unito) – Alfie non è riuscito a tornare a casa. Il piccolo, 23 mesi, è stato al centro di una battaglia legale ed emotiva che ha visto in prima linea i genitori, la giustizia inglese, il Papa e i governi. Affetto da una grave  e sconosciuta malattia neurodegenerativa, a dicembre 2017 i medici avevano dichiarato che non c’erano ulteriori vie di cura da tentare. A nulla sono valsi gli appelli, le petizioni, la cittadinanza italiana per dargli la possibilità di provare a vivere. È morto questa notte all’ospedale di Liverpool, dov’era ricoverato da quasi un anno e mezzo. L’annuncio lo hanno dato papà Thomas e mamma Kate sul loro profilo Facebook: “Il nostro bambino ha aperto le ali stanotte alle 2.30. Abbiamo il cuore spezzato. Grazie a tutti per il vostro sostegno” ha scritto Kate. “Il mio gladiatore ha posato lo scudo e si è guadagnato le ali. Abbiamo il cuore spezzato. Ti voglio bene ragazzo mio”, le parole di Tom.

Il post su facebook del papà di Alfie

Tre giorni fa i giudici della Corte d’Appello di Londra avevano respinto il ricorso avanzato dalla coppia inglese per portare il bimbo in Italia, reputando inutile il trasferimento al Bambino Gesù di Roma o al Gaslini di Genova, viste le sue condizioni. Alfie è quindi rimasto in Gran Bretagna nonostante il Consiglio dei ministri italiano gli avesse concesso la cittadinanza per motivi umanitari. I genitori, disperati, avevano più volte richiesto anche l’intervento del Papa nella vicenda e migliaia di persone avevano risposto alla ‘chiamata’ lanciata sui social da Tom per costituire un ‘Esercito di Alfie’, a difesa della vita del piccolo.

Cinque giorni senza respiratore. I genitori, dopo aver lottato come leoni, hanno rinunciato alla speranza di portare Alfie in Italia, dove l’ospedale pediatrico Bambino Gesù era pronto ad accoglierlo. Era rimasta l’illusione di portarlo almeno a casa e stavano trattando con i medici, consapevoli che ormai non c’era più nulla da fare: da lunedì Alfie era senza ventilatore artificiale, dopo l’ultimo via libera dei giudici. Il piccolo aveva incredibilmente continuato a respirare da solo. Giovedì però, dopo aver perso anche l’ultimo appello, il padre aveva invitato i sostenitori a cessare la mobilitazione e a lasciare che la sua famiglia trascorresse in pace gli ultimi momenti, dopo quello che oggi anche l’ospedale di Liverpool ha definito “un viaggio devastante”: “Vogliamo esprimere – si legge nella nota dei medici – le nostre condoglianze dal profondo del cuore alla famiglia di Alfie in questo tempo di estrema angoscia. È stato un viaggio devastante per loro. Ora chiediamo sia rispettata la loro privacy e la privacy dello staff dell’Alder Hey”.

Alfie accompagnato in cielo da migliaia di palloncini. È questo l’unico omaggio annunciato per oggi di fronte all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool dai sostenitori dell’Alfie’s Army. L’iniziativa, convocata via Internet per le 14,30 locali, vuol essere pacifica, nel pieno rispetto di quanto chiesto dai genitori. Attualmente la situazione di fronte all’ospedale è calma, dopo che ieri si era sciolto – su invito dello stesso Tom Evans – il grosso del presidio di manifestanti rimasto per giorni a testimoniare la protesta.

Le reazioni. Il web è invaso da messaggi di cordoglio, il post di Tom Evans è stato condiviso da oltre 60mila persone, ed è solo l’inizio. Tanta commozione, ma anche tanta rabbia. Dura la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Hanno vinto loro, quelli che Alfie lo volevano morto, subito, perché, evidentemente, costava troppo tenere le macchine accese per qualcuno che ha poche speranze di farcela. Non è la mia Europa quella che si accanisce contro una famiglia colpita dalla tragedia lacerante di un figlio gravemente malato“, scrive su Facebook. Matteo Salvini affida il suo pensiero a Twitter: “Da papà e da politico provo rabbia e tristezza: mai più!“.

Se c’è una cosa che si può dire positiva in questa vicenda è il fatto di avere risvegliato tante coscienze, di aver posto la domanda: chi è che ha il diritto della vita e della morte sulle persone – ha detto a Repubblica monsignor Francesco Cavina, il vescovo che portò il papà di Alfie dal Pontefice e che in queste settimane si è speso per la vita del piccolo Alfie Evans – In questi giorni è nato un movimento che è bene che non muoia e si spenda per il bene della vita in qualunque contesto” ha aggiunto il vescovo, confermando la veglia di preghiera che era stata preannunciata per domani sera alla cattedrale di Carpi.

Un appello a percorrere strade condivise, senza più battaglie di questo tipo, arriva dalla presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, che si è battuta affinché il bimbo potesse essere trasferito all’ospedale della Santa Sede. Ora, sottolinea, “bisogna iniziare una vera riflessione internazionale e mettere insieme scienziati, clinici, famiglie e istituzioni perché non si ripetano più questi scontri e battaglie ideologiche“.

Il “miglior interesse” del bambino. Il triste epilogo di questa vicenda è foriero di molte e ulteriori polemiche, perché Alfie e la libertà di scelta di due giovani genitori di poter cercare di far sopravvivere il proprio figlio hanno scosso tutto il mondo. Per la magistratura inglese, così come per i medici, ogni tentativo di prolungare artificialmente l’esistenza di Alfie era futile e contro il suo “miglior interesse”. La diagnosi di Alfie non lasciava speranze, il danno cerebrale era tragico ma soprattutto irreversibile: una condizione incurabile, senza un futuro ipotizzabile se non attaccato a una macchina in stato semi-vegetativo. È questo il motivo per cui i due giovani genitori, che chiedevano di portarlo in Italia, hanno perso in tutti i gradi di giudizio, fino alla Corte suprema, e si sono visti respingere anche dalla Corte europea per i diritti umani. Nella legislazione inglese la patria potestà non è assoluta, la magistratura ha il compito di difendere gli interessi dei minori, anche contro la volontà dei genitori. Ed è proprio quello che è successo: i giudici, per Alfie, hanno deciso di imporre il diritto a una fine dignitosa.

Sempre che sia dignitoso spegnersi in un freddo ospedale piuttosto che passare le ultime ore di vita a casa tua, tra le braccia di chi ti ha messo al mondo e ha lottato fino alla fine per te. Buon riposo, Alfie.

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