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Anche le suore di clausura difendono i diritti delle donne: “Sorella, io ti credo”

“Viviamo in clausura, ma siamo libere”, così le carmelitane di Hondarribia si schierano a sostegno della giovane vittima di un branco, condannato da giudici la cui sentenza clemente ha scatenato la rabbia popolare “perché la donna non ha reagito”

Pamplona (Spagna) – “Difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione (questo e’ uno) il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza essere giudicate, violentate, intimidite, assassinate o umiliate per questo“. Non e’ il post di una esponente del movimento #MeToo, ma quello, ben piu’ coraggioso e meno ansiosamente mediatico, delle suore carmelitane del convento di clausura spagnolo di Hondarribia, che si sono schierate al fianco della giovane violentata nel 2016 durante la festa di San Fermin a Pamplona da cinque uomini, giudicati ora colpevoli ma solo di abuso sessuale e non stupro di gruppo. “Viviamo in clausura, indossiamo la tonaca quasi fino alle caviglie, non usciamo la sera (eccetto che per le urgenze) – affermano le suore – non andiamo alle feste, non beviamo alcolici e abbiamo fatto voto di castita’. E’ un’opzione che non ci rende migliori o peggiori di nessuno, anche se paradossalmente ci rende piu’ liberi e felici di molti”. Ma è una opzione libera“, come quella della giovane violentata. Il messaggio si chiude con “Sorella, io ti credo“, lo slogan usato dalle manifestanti, oltre 30 mila, che ieri hanno protestato contro la sentenza.

Secondo i giudici, infatti, i cinque sono colpevoli di abuso sessuale ma non di stupro di gruppo perche’ la giovane non si ribello’, rimanendo con gli occhi chiusi, terrorizzata. Cio’ dimostrerebbe la mancanza di coercizione violenta nel gesto del ‘branco’ (‘manada’), come si chiamavano tra di loro in un gruppo di WhatsApp.

La sentenza ha creato un’ondata di proteste in tutto il Paese, con oltre un milione di firme raccolte per chiedere la squalifica dei giudici della sentenza su ‘La Manada’ e richieste da piu’ parti di rivedere il codice penale. Intanto, l’avvocato madrileno Angel Moran, che segue la difesa della giovane insieme al collega di Pamplona Carlos Bocaicoa, ha assicurato che faranno ricorso contro il verdetto dei giudici di Navarra. “Ci appelleremo, ovviamente“, ha affermato alla Efe, confermando che presentera’ una nuova istanza al tribunale superiore di Navarra. La difesa dei cinque chiedera’ invece l’assoluzione, forte della posizione di uno tre giudici secondo cui i tre non sarebbero colpevoli di nulla, altro che del furto del telefonino.

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